di Velia Iacovino

Il segretario di Stato esclude un’azione militare imminente e spinge per un’intesa diplomatica. L’Europa si schiera con la Danimarca e chiede che il futuro dell’isola resti una scelta di Copenhagen e Nuuk.
È il segretario di Stato Marco Rubio a dettare la linea degli Stati Uniti sulla Groenlandia. In un briefing riservato con la leadership del Congresso, Rubio ha chiarito che le recenti dichiarazioni dell’amministrazione Trump non indicano un’imminente azione militare, ma rientrano in una strategia volta a ottenere il controllo dell’isola attraverso un accordo diplomatico, inclusa l’ipotesi di un acquisto dalla Danimarca. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Rubio ha spiegato che Washington considera la Groenlandia un nodo cruciale per la sicurezza nazionale americana e per la stabilità dell’Artico. Il tema sarebbe stato affrontato a lungo durante l’incontro, inizialmente convocato per discutere del dossier Venezuela e delle prospettive politiche del Paese.
Le parole del capo della diplomazia statunitense hanno suscitato una reazione immediata in Europa. I principali leader europei – da Emmanuel Macron a Giorgia Meloni, da Friedrich Merz a Keir Starmer – hanno espresso sostegno alla Danimarca, ribadendo che qualsiasi decisione sul futuro della Groenlandia spetta esclusivamente a Copenhagen e a Nuuk.“La sicurezza dell’Artico deve essere garantita collettivamente nell’ambito della Nato”, è la posizione condivisa dai governi europei, preoccupati che le mire statunitensi possano aprire una nuova fase di instabilità in una regione già strategicamente sensibile.
Secondo The Economist, l’amministrazione Trump starebbe parallelamente lavorando – sempre sotto la regia di Rubio – a un accordo di associazione diretto con la Groenlandia, che escluderebbe la Danimarca e consentirebbe agli Stati Uniti di ampliare la propria presenza militare e infrastrutturale.Un’intesa sul modello di quelle già in vigore con alcuni Stati insulari del Pacifico, che garantirebbe alle forze armate americane ampia libertà operativa e una partnership economica privilegiata. La Groenlandia ospita già una base militare Usa, ma per Trump questo non sarebbe sufficiente: l’obiettivo resta un controllo più stabile e meno vincolato dell’isola artica.
Rubio, considerato un esponente di primo piano della politica estera americana, rimane il principale interlocutore del dialogo con Copenhagen e Nuuk. Proprio per questo Danimarca e Groenlandia hanno chiesto un incontro formale con il segretario di Stato, nel tentativo di mantenere aperta la via diplomatica.A complicare il quadro contribuiscono però le dichiarazioni di Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, secondo cui “la Groenlandia dovrebbe far parte degli Stati Uniti”, lasciando intendere che l’opzione dell’uso della forza non sia del tutto esclusa.
Dietro la partita artica, osservano fonti europee, ci sono interessi che vanno oltre la sicurezza: le risorse minerarie strategiche dell’isola e il controllo delle nuove rotte artiche, destinate ad acquisire crescente importanza economica e geopolitica.L’Europa, pur evitando uno scontro frontale con il principale alleato, osserva con crescente preoccupazione una strategia statunitense che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’Artico e i rapporti all’interno della Nato.
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