di Corinna Pindaro

Israele blocca 37 organizzazioni umanitarie attive a Gaza per presunte violazioni delle nuove regole di sicurezza. Preoccupazione internazionale e proteste di Ue, Onu e Ong

israeleIl governo di Israele ha disposto la sospensione operativa di 37 organizzazioni umanitarie internazionali attive nella Striscia di Gaza, accusandole di non aver rispettato i nuovi requisiti imposti in materia di sicurezza e trasparenza. La decisione è stata ufficializzata dal Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo, che ha parlato di irregolarità nella documentazione richiesta per continuare a operare sul territorio.

Tra le organizzazioni coinvolte figura anche Medici Senza Frontiere, che ha immediatamente chiesto alle autorità israeliane di poter proseguire le proprie attività sanitarie sia a Gaza sia in Cisgiordania nel corso del 2026.

Le Ong coinvolte nel provvedimento

L’elenco delle organizzazioni interessate dallo stop comprende numerose realtà internazionali impegnate da anni nell’assistenza umanitaria. Tra queste figurano ActionAid, Save the Children, Oxfam, WeWorld-GVC, World Vision, Care, Medici del Mondo, Terre des Hommes e varie sezioni nazionali di Medici Senza Frontiere. Coinvolte anche organizzazioni attive nella tutela dei minori, nella cooperazione sanitaria e nel sostegno ai rifugiati.

Secondo quanto comunicato dalle autorità israeliane, il provvedimento riguarda esclusivamente le realtà che non avrebbero soddisfatto i nuovi criteri amministrativi richiesti per il rinnovo dell’autorizzazione a operare.

Il caso Caritas e le precisazioni ufficiali

Tra le organizzazioni inizialmente indicate come potenzialmente a rischio figuravano anche Caritas Internationalis e Caritas Jerusalem. Tuttavia, il portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Farid Jubran, ha smentito l’ipotesi di una sospensione imminente.

Secondo quanto spiegato, Caritas Jerusalem opera come ente ecclesiastico riconosciuto ufficialmente dallo Stato di Israele attraverso accordi bilaterali firmati con la Santa Sede negli anni Novanta. Per questo motivo, l’organizzazione non sarebbe soggetta alle stesse procedure di registrazione richieste alle Ong internazionali e continuerà le proprie attività umanitarie a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme.

La posizione di Israele: “Aiuti garantiti”

Le autorità israeliane respingono le accuse secondo cui la sospensione delle Ong comprometterebbe l’assistenza alla popolazione civile di Gaza. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Tel Aviv sostiene che gli aiuti continueranno a essere distribuiti tramite le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni pienamente conformi alle nuove normative.

Il governo israeliano minimizza inoltre l’impatto del provvedimento, affermando che le 37 Ong coinvolte rappresentano solo il 15% delle realtà autorizzate e contribuiscono a circa l’1% del totale degli aiuti umanitari diretti alla Striscia.

Le nuove regole sulla trasparenza e le critiche

Il processo di ri-autorizzazione delle organizzazioni umanitarie è iniziato nel marzo scorso. Uno degli aspetti più contestati riguarda la richiesta di informazioni dettagliate su tutto il personale impiegato, inclusi recapiti privati e profili social.

Secondo diverse Ong, queste richieste rischiano di violare le normative europee sulla privacy e di limitare la libertà di espressione, soprattutto in un contesto in cui il controllo digitale è particolarmente esteso. Il timore è che opinioni personali o attività pregresse possano diventare motivo di esclusione.

Le reazioni internazionali e il caso UNRWA

La decisione israeliana ha suscitato forti reazioni a livello internazionale. La commissaria europea Hadja Lahbib ha definito il blocco delle Ong un ostacolo diretto agli aiuti umanitari salvavita, sottolineando che le restrizioni imposte non possono essere accettate nelle attuali condizioni umanitarie.

Anche Hamas ha condannato il provvedimento, parlando di un attacco al sistema umanitario internazionale e invitando la comunità globale a intervenire. Parallelamente, Israele ha deciso di interrompere la fornitura di elettricità e acqua alle strutture dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha criticato duramente la decisione, ricordando che le strutture dell’UNRWA godono di immunità secondo il diritto internazionale. Il portavoce ONU Stéphane Dujarric ha ribadito che tali misure rischiano di compromettere gravemente l’assistenza umanitaria in una delle aree più fragili del Medio Oriente.

 

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