di Emilia Morelli

Gli Stati Uniti abbassano i dazi sulla pasta italiana: ridimensionate le tariffe antidumping per i principali produttori. Soddisfazione di governo e filiera agroalimentare

Buone notizie per il comparto agroalimentare italiano: gli Stati Uniti hanno deciso di ridurre in modo significativo i dazi antidumping applicati alla pasta prodotta in pastaItalia. L’annuncio, arrivato a sorpresa nella notte di Capodanno dal Dipartimento del Commercio statunitense, segna una svolta importante dopo mesi di tensioni commerciali e timori per l’export.

La revisione delle tariffe riguarda il 2026 e anticipa la conclusione ufficiale dell’indagine prevista per l’11 marzo. La Farnesina ha accolto con favore la decisione, parlando di un segnale concreto del dialogo costruttivo avviato tra Roma e Washington.

Dazi ridotti: le nuove percentuali

Secondo quanto comunicato dal Dipartimento del Commercio Usa, le nuove aliquote risultano nettamente inferiori rispetto a quelle fissate in via provvisoria lo scorso settembre. In particolare:

  • per La Molisana il dazio scende dal 91,74% al 2,26%;

  • per Garofalo viene ridotto al 13,98%;

  • per gli altri undici produttori non direttamente coinvolti nei campionamenti, la tariffa si attesta al 9,09%.

Resta comunque in vigore il dazio generale del 15% sui prodotti europei, introdotto nel 2025 dall’amministrazione Trump nell’ambito dell’intesa commerciale con l’Unione Europea.

Il rischio dei “super-dazi” e l’indagine americana

Nei mesi scorsi, Washington aveva ipotizzato l’introduzione di pesanti sanzioni doganali contro la pasta italiana, accusando alcuni produttori di pratiche di dumping e di scarsa collaborazione nelle verifiche richieste. Le aziende maggiormente coinvolte erano state La Molisana e Garofalo, finite sotto osservazione per presunte irregolarità nelle informazioni fornite.

La prospettiva di dazi record aveva generato forte preoccupazione nel settore, ma il dialogo avviato tra le imprese, le istituzioni italiane e le autorità statunitensi ha permesso di rivedere le valutazioni iniziali. Secondo la Farnesina, la riduzione delle tariffe rappresenta un riconoscimento concreto della collaborazione dimostrata dalle aziende italiane e del lavoro diplomatico svolto dal governo.

Soddisfazione del governo e della filiera agroalimentare

La decisione è stata accolta positivamente dalle principali organizzazioni di categoria. Coldiretti e Filiera Italia hanno espresso apprezzamento per l’intervento del governo, sottolineando come i dazi inizialmente previsti avrebbero avuto un impatto pesantissimo sui consumatori americani, raddoppiando il prezzo finale di un piatto di pasta.

Secondo le stime, nel 2024 l’export di pasta italiana verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 671 milioni di euro, confermando il mercato americano come uno dei più strategici per il Made in Italy agroalimentare. Un eventuale irrigidimento delle tariffe avrebbe favorito prodotti di imitazione e penalizzato la qualità autentica italiana.

Anche Unione Italiana Food ha espresso soddisfazione per l’esito della vicenda. La presidente dei pastai, Margherita Mastromauro, ha sottolineato come il risultato ottenuto sia frutto del lavoro costante svolto insieme alle imprese del settore, tra cui La Molisana, Garofalo e Barilla, che hanno affrontato la procedura con trasparenza e spirito collaborativo.

Un segnale positivo per il Made in Italy

La revisione dei dazi rappresenta un importante segnale di distensione commerciale e offre maggiore stabilità a uno dei comparti simbolo dell’economia italiana. In attesa della decisione definitiva prevista per marzo, il settore può guardare al 2026 con maggiore fiducia, forte di un dialogo istituzionale che ha dimostrato di poter produrre risultati concreti.

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