di Ennio Bassi
Il partito di sinistra nazionalista Vetëvendosje!, guidato dal premier uscente Albin Kurti, ha vinto le elezioni legislative anticipate in Kosovo con il 49,3% dei voti. Una vittoria significativa ma non sufficiente a ottenere la maggioranza assoluta
A meno di un anno dalle ultime consultazioni, i cittadini del Kosovo sono tornati alle urne domenica scorsa per eleggere un nuovo parlamento. Le elezioni anticipate, indette dopo mesi di stallo istituzionale, hanno segnato una netta affermazione per il partito Vetëvendosje! (“Autodeterminazione!”), guidato dal primo ministro Albin Kurti. Con il 99% delle schede scrutinate, il movimento ha ottenuto il 49,3% dei consensi, un progresso significativo rispetto al 41% registrato a febbraio, ma ancora insufficiente per assicurarsi una maggioranza parlamentare senza alleanze.
Il partito, che nelle precedenti elezioni aveva eletto 48 deputati su 120, non era riuscito a formare un governo, lasciando il paese in una paralisi politica prolungata. La nuova tornata elettorale si è quindi trasformata in un banco di prova per Kurti, al potere dal 2021, e per la sua capacità di riconquistare la fiducia degli elettori.
I principali partiti d’opposizione, il Partito Democratico del Kosovo (PDK) e la Lega Democratica del Kosovo (LDK), entrambi orientati al centrodestra e con una linea nazionalista moderata, hanno raccolto rispettivamente il 21% e il 13,6% dei voti. Entrambi hanno già annunciato di non voler collaborare con Kurti, così come accaduto nella precedente legislatura. Tuttavia, grazie alla solida affermazione, il premier uscente potrebbe ora riuscire a costruire una maggioranza con il sostegno di formazioni minori.
Sul piano politico, uno dei nodi centrali resta il rapporto con la Serbia, da cui il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 1999. Le tensioni si concentrano in particolare sulla gestione di alcune municipalità nel nord del paese, a maggioranza serba, per le quali un accordo con Belgrado era stato raggiunto già nel 2013 ma non è mai stato pienamente attuato. Kurti ha costruito parte del suo consenso insistendo su una linea dura e rivendicando un controllo più stringente su queste aree. Al contrario, i partiti di opposizione hanno proposto approcci più dialoganti e conciliatori.
Oltre alla stabilità interna, la formazione di un governo efficace è ora fondamentale anche per motivi economici. Il Kosovo rischia infatti di perdere finanziamenti internazionali cruciali, tra cui prestiti agevolati per un miliardo di euro da parte dell’Unione Europea e della Banca Mondiale. Il parlamento kosovaro dovrà ratificare gli accordi entro aprile per evitare che decadano. A complicare ulteriormente il quadro, l’UE ha imposto sanzioni al paese nel 2023, tra cui il blocco di alcuni aiuti, in seguito alle tensioni con la Serbia che hanno portato al dispiegamento di truppe NATO al confine. La recente vittoria elettorale di Kurti potrebbe ora aprire uno spiraglio per il rilancio del dialogo e la normalizzazione dei rapporti diplomatici.
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