di Ennio Bassi

Tra bombardamenti e tensioni globali, il discorso natalizio del presidente alla nazione intreccia l’augurio di pace con un messaggio durissimo rivolto al Cremlino
È il 1.401° giorno di guerra tra Ucraina e Russia e anche il Natale non ferma le armi. Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, le difese aeree russe hanno dichiarato di aver intercettato 141 droni ucraini su diverse regioni del Paese, dalla regione di Mosca alla Crimea, mentre Kiev denuncia il protrarsi dei bombardamenti russi nonostante le festività. Nel suo discorso alla nazione, pronunciato dal palazzo del governo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scelto parole dure e cariche di significato simbolico. Senza mai nominare esplicitamente Vladimir Putin, ha evocato quello che ha definito un «sogno condiviso» dagli ucraini, augurandosi la morte del leader del Cremlino. Subito dopo, però, ha ricondotto il messaggio a un registro più alto, affidando a Dio la richiesta di una pace giusta per l’Ucraina. «La Russia non può occupare ciò che conta davvero – ha detto – il nostro cuore, la nostra fiducia reciproca, la nostra unità».
È il terzo anno che l’Ucraina celebra il 25 dicembre secondo il calendario gregoriano, scelta compiuta due anni fa per allinearsi all’Occidente e marcare una distanza simbolica e culturale da Mosca, che continua a seguire il calendario giuliano.Sul piano militare e strategico, la giornata è stata segnata anche da nuove tensioni internazionali. Mosca ha annunciato voli “programmati” di bombardieri strategici Tu-95MS sul Mare di Barents e sul Mare di Norvegia, missioni che hanno costretto caccia di Paesi stranieri a decollare per scortarli. Il ministero della Difesa russo ha parlato di operazioni di routine, conformi al diritto internazionale, ma episodi simili nelle ultime settimane hanno già suscitato proteste da parte di Giappone e Corea del Sud.
Sul fronte diplomatico e umanitario, il nunzio apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, ha ribadito che una visita del Papa resta un obiettivo auspicabile, ma solo a condizione che non sia «puramente simbolica». Serve, ha spiegato, un lavoro comune tra Chiesa e autorità ucraine per individuare iniziative concrete che rendano la presenza del Pontefice spiritualmente e umanitariamente significativa per tutto il Paese. Infine, la politica interna ucraina. Un sondaggio diffuso alla vigilia di Natale indica che, se si votasse oggi, Zelensky otterrebbe circa il 30% delle preferenze, risultando il candidato più votato al primo turno, ma verrebbe sconfitto in un eventuale ballottaggio dall’ex comandante delle Forze armate Valerii Zaluzhnyi.
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