di Carlo Longo
Nuovi documenti sul caso Epstein citano accuse anonime contro Donald Trump. Il Dipartimento di Giustizia interviene: «Affermazioni false e infondate»
Alcuni materiali recentemente emersi nell’ambito del caso Jeffrey Epstein stanno riaccendendo il dibattito pubblico negli Stati Uniti. Tra questi figura il fascicolo dell’FBI Efta00020518, datato 27 ottobre 2020, che riporta la denuncia anonima di una persona secondo cui Donald J. Trump l’avrebbe violentata insieme a Epstein. Si tratta di un’accusa estremamente grave, inserita in un documento investigativo, ma priva di riscontri giudiziari e presentata in forma anonima, con nomi e dettagli identificativi oscurati.
Il contenuto del fascicolo Fbi
Il fascicolo, citato anche da Time, fa riferimento al racconto di un autista di limousine che avrebbe accompagnato Trump in aeroporto nel 1995. L’uomo avrebbe riferito di una conversazione telefonica «molto preoccupante», durante la quale Trump avrebbe pronunciato più volte il nome «Jeffrey» e fatto riferimento ad abusi su una ragazza. Nello stesso documento compare la dichiarazione della persona anonima che sostiene di essere stata violentata da Trump insieme a Epstein, in un contesto descritto in modo frammentario e senza elementi verificabili.
Le email interne e i rapporti con Epstein
Altri documenti pubblicati mostrano come alcuni collaboratori dell’allora presidente sarebbero rimasti sorpresi dall’intensità dei rapporti tra Trump ed Epstein. In una email del 7 gennaio 2020, un assistente procuratore del Southern District of New York segnalava che Trump avrebbe viaggiato sull’aereo di Epstein almeno otto volte, una delle quali in compagnia di una donna ventenne. Anche in questo caso, i documenti non dimostrano reati, ma contribuiscono a delineare relazioni che oggi risultano politicamente imbarazzanti.
La lettera attribuita a Epstein e le accuse più estreme
Tra i materiali figura anche una lettera attribuita a Epstein e indirizzata a Larry Nassar, affrancata il 13 agosto 2019, pochi giorni dopo la morte del finanziere. Il testo, dal tono provocatorio, contiene riferimenti espliciti e offensivi che coinvolgerebbero anche Trump. Inoltre, un rapporto dell’Fbi riporta che nel 2023 Mark Epstein avrebbe consegnato un messaggio al National Threat Operation Center, sostenendo – senza prove – che il fratello sarebbe stato ucciso e chiamando in causa direttamente il presidente. Si tratta di affermazioni estreme, non supportate da elementi giudiziari.
L’intervento del Dipartimento di Giustizia
Di fronte alla diffusione di questi documenti, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è intervenuto con una nota ufficiale, precisando che alcuni file contengono «affermazioni false e sensazionalistiche» presentate all’Fbi poco prima delle elezioni del 2020. Secondo il Dipartimento, se tali accuse avessero avuto un minimo di credibilità, sarebbero già state utilizzate contro Trump in sede giudiziaria. La pubblicazione dei documenti, viene spiegato, risponde esclusivamente a un principio di trasparenza, nel rispetto delle tutele previste per le vittime di Epstein.
Il peso politico più che giudiziario
Al di là del loro valore legale, considerato nullo dalle autorità, questi materiali hanno un forte impatto politico. Il nome di Epstein continua a rappresentare una linea di frattura anche all’interno dell’elettorato conservatore e del movimento Maga. Dopo casi come quello della giornalista E. Jean Carroll, le nuove rivelazioni potrebbero alimentare ulteriori dubbi e spingere una parte dell’opinione pubblica a prendere le distanze dal presidente.
Un dossier che resta controverso
I documenti non provano reati e non riaprono automaticamente indagini, ma aiutano a comprendere perché la loro pubblicazione abbia incontrato resistenze e perché Trump avesse interesse a mantenerli riservati. L’effetto principale, almeno per ora, è quello di aumentare l’imbarazzo politico e di riaccendere un dibattito che, anche senza conseguenze giudiziarie, rischia di pesare sul consenso elettorale.
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