di Mario Tosetti
Secondo fonti UE, l’80% dei piccoli pacchi dalla Cina non rispetta le norme di sicurezza. Bruxelles introduce una tassa da 3 euro e prepara una riforma doganale
Chi ha acquistato regali di Natale su piattaforme di e-commerce cinesi potrebbe trovarsi di fronte a una spiacevole sorpresa. Secondo un’inchiesta di POLITICO, una quota enorme dei piccoli pacchi che arrivano ogni giorno nell’Unione Europea non rispetterebbe gli standard di sicurezza comunitari. Un alto funzionario UE, rimasto anonimo, parla di dati allarmanti: si stima che circa l’80% di queste spedizioni non sia conforme alle norme europee.
Numeri record e controlli insufficienti
Nel solo 2024 sarebbero entrati nell’UE 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore ai 150 euro, una soglia che fino ad oggi ha garantito l’esenzione da dazi e controlli approfonditi. Il record è stato superato già a settembre, con una media impressionante di oltre 145 pacchi al secondo. Di questi flussi, ben il 91% avrebbe origine dalla Cina, alimentando un sistema che, secondo Bruxelles, rende di fatto impossibile verificare la sicurezza dei prodotti.
Prodotti potenzialmente pericolosi
Il problema non riguarda solo giocattoli o gadget a basso costo. Secondo gli esperti europei, nelle spedizioni finiscono anche cosmetici, accessori elettronici e articoli per la casa che possono contenere sostanze tossiche o etichette incomprensibili. Proprio questo aspetto solleva dubbi sulla tracciabilità e sulla tutela dei consumatori, soprattutto in assenza di controlli sistematici alla frontiera.
La risposta di Bruxelles: la tassa da 3 euro
Per arginare il fenomeno, l’Unione Europea ha deciso di introdurre una tassa fissa di 3 euro su tutti i pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE. La misura, che entrerà in vigore da luglio del prossimo anno, di fatto cancellerà l’esenzione fiscale oggi in vigore. Si tratta però di una soluzione definita “temporanea”, poiché i sistemi doganali europei non sono ancora in grado di applicare imposte basate sul valore reale dei singoli prodotti.
Anche l’Italia interviene
Sulla scia delle decisioni europee, anche il governo italiano ha previsto una misura analoga. A partire dal 2026, ogni pacco proveniente da Paesi extra-UE e con valore inferiore ai 150 euro sarà soggetto a una tassa di 2 euro. Un intervento pensato per ridurre l’afflusso incontrollato di spedizioni e recuperare risorse fiscali, ma che secondo molti osservatori non risolve il problema alla radice.
Serve una riforma doganale strutturale
Secondo Dirk Gotink, capo negoziatore del Parlamento europeo sulla riforma doganale, il nodo centrale resta irrisolto. Il rischio è quello di una frammentazione delle tariffe e di una corsa al ribasso tra Stati membri. Gotink sottolinea la necessità di una riforma complessiva delle dogane europee, capace di affrontare non solo il tema fiscale, ma anche quello della sicurezza e della trasparenza delle merci in ingresso.
Un sistema sotto pressione
Il caso dei pacchi “spezzatino”, spediti singolarmente per eludere controlli e costi, evidenzia un sistema al limite. Senza un intervento strutturale, avverte Bruxelles, l’Europa rischia di restare esposta a un flusso massiccio di prodotti potenzialmente pericolosi, con conseguenze dirette sulla salute dei consumatori e sulla concorrenza interna. L’allarme lanciato in vista delle festività natalizie potrebbe quindi accelerare una riforma attesa da anni.
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