di Carlo Longo

Il ministro Crosetto assicura: decreto Ucraina chiuso e in arrivo il 29 dicembre. Nessun invio di truppe, sostegno civile e militare a Kiev. Gaza resta un’opzione complessa

crosettoDal viaggio istituzionale in Bulgaria, il ministro della Difesa Guido Crosetto mette un punto fermo sul decreto che rinnova il sostegno italiano all’Ucraina. «Non c’è mai stato disaccordo», afferma, assicurando che il testo è definito da settimane e verrà approvato nell’ultimo Consiglio dei ministri dell’anno, previsto per il 29 dicembre. Secondo Crosetto, non esistono trattative in corso né ripensamenti dell’ultima ora.

Il provvedimento confermerà l’impegno dell’Italia a favore di Kiev, includendo sia aiuti civili sia supporto militare, in linea con l’intesa raggiunta all’interno della maggioranza tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Nessun invio di truppe in Ucraina e sul fianco Est Nato

Il ministro ribadisce anche la linea già espressa in Parlamento dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: l’Italia non invierà soldati in Ucraina nell’ambito di eventuali missioni di monitoraggio del cessate il fuoco. Allo stesso modo, non è previsto un rafforzamento della presenza militare italiana sul fianco orientale della NATO.

Crosetto sottolinea come l’Italia sia già uno dei principali contributori europei in quell’area e che la priorità non sia aumentare il numero di truppe, ma migliorare l’integrazione e il coordinamento tra alleati, rispettando gli impegni presi in termini di capacità e obiettivi comuni.

Gaza, uno scenario più difficile dell’Afghanistan

Ben diversa è la valutazione sul possibile coinvolgimento italiano nella Striscia di Gaza a partire dal 2026. Secondo Crosetto, l’eventuale partecipazione a una missione internazionale di stabilizzazione dipenderà dall’evoluzione della seconda fase del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ma le difficoltà restano enormi.

Il ministro descrive Gaza come uno scenario «molto peggiore dell’Afghanistan», ricordando i costi sostenuti dall’Italia in quella lunga missione. La Striscia, spiega, non è ancora pacificata, ospita infrastrutture sotterranee armate e milizie attive, con un livello di rischio estremamente elevato per qualsiasi forza internazionale.

Il ruolo possibile dell’Italia nella Striscia

Alla domanda su una partecipazione italiana alla futura forza di stabilizzazione ipotizzata dal piano Trump, Crosetto mantiene un profilo prudente. Al momento, chiarisce, non esiste ancora un progetto operativo definito. Tuttavia, lascia intendere che le diplomazie siano già al lavoro su alcune ipotesi.

L’Italia ha messo sul tavolo alcune disponibilità specifiche: competenze tecnologiche per lo sminamento, supporto sanitario per la cura dei feriti e attività di formazione delle forze di polizia, affidate in particolare ai carabinieri. Quest’ultima opzione, precisa il ministro, potrebbe svolgersi anche in Paesi limitrofi e non direttamente a Gaza, seguendo modelli già sperimentati in passato.

Una partita ancora aperta con gli alleati

Il quadro resta quindi in evoluzione. Sul dossier Ucraina, il governo italiano mostra compattezza e continuità. Su Gaza, invece, tutto dipenderà dagli sviluppi politici e di sicurezza sul terreno e dalle decisioni condivise con gli alleati internazionali, che torneranno a confrontarsi già nelle prossime settimane per valutare se e come rendere praticabile una missione di pace.

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