di Mario Tosetti

Amazon denuncia un piano della Corea del Nord per infiltrare finti lavoratori IT nelle aziende occidentali. Bloccate oltre 1.800 candidature sospette dal 2024

corea del nordLa Corea del Nord è alla ricerca costante di risorse economiche per sostenere i propri programmi militari. Secondo un’allerta lanciata da Amazon, uno dei metodi più insidiosi adottati dal regime di Pyongyang consiste nell’inserire propri cittadini in posizioni ben retribuite all’interno di grandi aziende occidentali, soprattutto nel settore tecnologico. Si tratta di ruoli spesso svolgibili da remoto, ideali per mascherare identità e provenienza reale.

La denuncia di Amazon: numeri e dinamiche

A portare alla luce il fenomeno è stato Stephen Schmidt, vicepresidente e capo della sicurezza del colosso statunitense. In un intervento pubblico sui social professionali, Schmidt ha spiegato che Amazon ha bloccato oltre 1.800 candidature riconducibili a sospetti operativi nordcoreani a partire da aprile 2024. Il dato più preoccupante riguarda la crescita del fenomeno, con un aumento medio del 27% a trimestre delle application sospette nell’ultimo anno.

L’obiettivo, secondo Amazon, è diretto e pragmatico: ottenere un impiego, percepire stipendi regolari e trasferire poi quei fondi al regime per alimentare i programmi di armamento. Un meccanismo che, sottolinea Schmidt, non riguarda solo Amazon ma l’intero comparto tecnologico globale.

Perché il settore tech è il più esposto

Le aziende tecnologiche rappresentano un bersaglio privilegiato per questo tipo di operazioni. I ruoli IT, in particolare quelli legati allo sviluppo software, all’intelligenza artificiale e al machine learning, sono molto richiesti, ben pagati e spesso compatibili con il lavoro a distanza. Questo rende più semplice aggirare controlli geografici e sfruttare identità digitali costruite ad arte.

Secondo Amazon, la sofisticazione delle candidature è cresciuta rapidamente, rendendo sempre più difficile distinguere un profilo autentico da uno costruito a fini fraudolenti.

Le tecniche usate per rendere credibili le candidature

Dalle analisi interne emergono schemi ricorrenti. I profili utilizzati nelle candidature sono spesso rubati o clonati partendo da ingegneri informatici reali, con una forte presenza online. In molti casi vengono compromessi account professionali sui social o addirittura acquistati da soggetti disposti a cederli in cambio di denaro.

Un altro elemento frequente è l’uso di complici negli Stati Uniti, che fungono da facilitatori fornendo indirizzi IP, numeri di telefono o altri dati utili a far apparire la candidatura come domestica. Nei curriculum compaiono sempre più spesso titoli di studio ottenuti in università statunitensi, mentre dettagli apparentemente marginali, come la formattazione dei numeri telefonici con prefisso +1 invece del semplice 1, rappresentano ulteriori segnali di allarme.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella difesa

Amazon sostiene di aver reagito combinando strumenti di intelligenza artificiale avanzati con verifiche umane mirate. L’uso dell’AI consente di individuare pattern ricorrenti, anomalie nei comportamenti digitali e incongruenze nei dati forniti dai candidati. Tuttavia, sottolinea Schmidt, si tratta di una corsa continua, perché le strategie adottate dagli operatori nordcoreani evolvono rapidamente.

Una minaccia sistemica per l’industria globale

L’allarme lanciato da Amazon va oltre il singolo caso aziendale. Secondo il responsabile della sicurezza, è probabile che lo stesso schema sia già in atto su larga scala in molte altre grandi imprese occidentali. Il rischio non è solo economico, ma anche strategico: l’infiltrazione di personale legato a uno Stato ostile può esporre le aziende a fughe di dati, sabotaggi e violazioni della sicurezza.

Il messaggio finale è chiaro: il reclutamento, soprattutto nel tech, non è più solo una questione di risorse umane, ma un fronte avanzato della sicurezza internazionale.

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