di Redazione

L’ente senza fini di lucro nato per sostenere il bel Paese nel giro di pochi anni e’ diventato uno snodo centrale per mettere insieme i mecenati americani ed il sistema culturale italiano. Un sistema efficace che punta a sostenere e raccontare l’inestimabile ricchezza culturale del nostro Paese attraverso iniziative che uniscono restauro, valorizzazione e nuove forme di fruizione
di Flavia Taggiasco
La definizione che si è data è: associazione senza fini di lucro dedita a tutelare e valorizzare il patrimonio culturale Italiano.
Ma questo non racconta assolutamente la storia di LoveItaly, come è riuscita a scardinare la prassi centenaria di documenti ministeriali o come sia riuscita in undici anni di esistenza a raccogliere oltre un milione di euro con donazioni anche di pochi centesimi.
LoveItaly deve la sua nascita a una serie di fortuite coincidenze. Un incontro casuale in un vivaio di Roma, una proposta di lavoro (non accettata) e un invito ad una conferenza nei futuristici uffici di Radio Dimensione Suono, nella parte alta del quartiere romano della Balduina. La protagonista è Tracy Roberts, vice presidente e co fondatrice di LoveItaly, e la sua instancabile e profonda passione per tutto ciò che è italiano.
Tornando alle fortuite coincidenze, Tracy partecipa a una conferenza a RDS senza un ruolo preciso ma riesce a farsi ascoltare da un gruppo di imprenditori, di quelli svelti che saltano sulle idee e le mettono in pratica, e a raccontargli il suo sogno nel cassetto: riuscire ad aiutare l’infinito patrimonio culturale italiano.

E come accade quando si incontrano questi personaggi è come entrare in un tunnel in caduta libera, tutto si move senza freni. Il primo incontro il giorno dopo da Luigi Capello, fondatore di LVenture (ora Zest), acceleratore di start up di cui è un esperto e figura chiave nell’ecosistema innovativo romano. La riunione si svolge nel suo ufficio al palazzo della Stazione Termini. Un luogo sorprendente, poco conosciuto al pubblico, elegante e monumentale allo stesso tempo, tipico del razionalismo architettonico del periodo Fascista. Insieme a lui Stefano Pighini, socio di LVenture.
“Un luogo effervescente, dinamico, pieno di giovani, un’energia unica” – ricorda Tracy di quel giorno e del suo primo impatto con questa realtà. I due, Capello e Pighini, si innamorano del progetto, cioè quello di salvaguardare i gioielli italiani attraverso donazioni di privati. Sono proprio loro a proporre l’uso del crowdfunding, al tempo di gran moda ma quasi mai usato in campagne di questo genere. Spiegano poi in maniera molto asciutta e dinamica i passi per stabilire un’associazione. Troppo facile forse. Tracy prepara tutti i documenti ma le manca un aspetto fondamentale: il consiglio direttivo. Senza perdersi d’animo riesce a costituirlo abbastanza facilmente. E anche la sua scelta del presidente ha qualcosa di poetico anche se estremamente pratico.

Lei capisce che le serve qualcuno che potrà aprire porte per l’associazione. Lei, del resto, di beni culturali non sapeva molto. Così si ricorda che aveva letto un articolo che parlava di un archeologo di fama internazionale che aveva lavorato alla salvaguardia di Ercolano. Con la capacità di relazione che la contraddistingue, Tracy trova il contatto di Richard Hodges, e gli offre la presidenza di Love Italy, di fatto, a quel momento, la presidenza di una scatola vuota.
A Hodges non parve vero. Lui stesso, da ragazzo aveva fondato un’associazione, questa volta archeologica, e aveva chiesto ai potenti della sua cittadina in Inghilterra di unirsi ad una scatola al tempo vuota. Una sorta di chiusura del cerchio. Accettò volentieri.
“Mi sono trovato un giorno negli uffici di LVenture perché cercavo una start up in cui investire – racconta Francesco Sforza Cesarini, al tempo presidente per il Lazio dell’Associazione Dimore Storiche Italiana – e mi sono imbattuto nel progetto di Love Italy, uno dei pochi non profit in una moltitudine di for profit.” Il resto è storia: Sforza Cesarini è stato socio fondatore e oggi è membro del Consiglio Direttivo di Love Italy.
L’associazione muove i suoi primi passi sperimentando il crowdfunding come strumento per coinvolgere il pubblico nella tutela del patrimonio culturale italiano. Il primo progetto, possiamo dire quello che non si scorda mai è stato un battesimo nel complesso mondo della burocrazia. Centinaia di telefonate, carte firmate, appuntamenti a vuoto e, per fortuna, anche tanti amici. Il primo progetto, dicevamo, è stato il sarcofago “Tiaso Marino”, uno dei reperti archeologici delle collezioni museali della Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Corsini a Roma.
L’importante manufatto di età imperiale è esposto sullo scalone principale del Palazzo insieme ad altri tre sarcofagi già restaurati nel corso dei cantieri di una scuola di restauro.
“Ci sono stati momenti di forti resistenze, di burocrazia infinita, di scetticismo che ripeteva «non si può fare»” – ricorda Tracy – “Eppure non ci siamo mai arresi. E quando un progetto si conclude — e un capolavoro rinasce — festeggiamo tutti insieme, perché questo è un lavoro di squadra e ogni opera restaurata dimostra che amore, pazienza e ostinata determinazione trasformano anche il più grande «impossibile» in una meraviglia condivisa”.
Sicuramente la scelta di un archeologo di fama mondiale come Richard Hodges ha permesso a LoveItaly di avere un bel biglietto da visita. Grazie ai suoi contatti e l’innovativo uso del crowdfunding ai fini della tutela del patrimonio culturale italiano, Love Italy intraprende il suo progetto più famoso: Pompei. Si tratta del cubicolo 3 al numero 3/5 di via Mercurio, all’interno della Domus del Centauro. E’ una delle strutture più antiche, in particolare è una stanza da letto, una vera e propria finestra sull’intimità degli antichi pompeiani. Il decoro originale – nel Primo Stile Pittorico dell’epoca Sannita – lo rende un rarissimo reperto che ha necessitato di un accurato restauro conservativo.

Come si diceva una volta, con l’esperienza si impara e Love Italy ha imparato abbastanza in fretta che il crowdfunding ha i suoi limiti: pur generando entusiasmo e partecipazione, non offre un modello sostenibile. Non copre i costi di gestione delle campagne, richiede un grande investimento di tempo e risorse, e non permette all’associazione di programmare interventi di più ampio respiro. È da questa consapevolezza che nasce la necessità di un nuovo percorso.
Love Italy decide quindi di evolvere in una struttura più stabile, costruita su relazioni per la collaborazione diretta con musei e istituzioni culturali. Relazioni costruite con lavoro costante e la difficile conquista della fiducia di esperti del settore. Da qui prendono forma progetti più complessi e duraturi, sviluppati insieme a musei nazionali e soprintendenze, con l’obiettivo di affiancare le istituzioni nella cura, nel restauro e nella valorizzazione di opere che spesso non dispongono dei fondi necessari per essere recuperate. Questo passaggio segna un vero cambio di passo: non più singole campagne, ma una visione condivisa con i musei stessi.
È in questo contesto che nasce Arte fuori dal Museo, un’iniziativa resa possibile grazie a un protocollo d’intesa con la Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e Federalberghi Lazio. L’idea è portare alla luce una parte preziosa ma invisibile del nostro patrimonio: le opere conservate nei depositi museali, che rappresentano una ricchezza immensa e spesso nascosta. Attraverso una selezione attenta di hotel storici e luoghi idonei, queste opere escono letteralmente dal museo, previo restauro a carico della struttura ospitante, e trovano nuovi spazi espositivi in città, permettendo al pubblico di incontrarle in contesti inediti e favorendo un dialogo più diretto tra cultura, ospitalità e territorio. Naturalmente le opere vengono restituite al museo di origine dopo un periodo concordato.
I progetti di LoveItaly, però, non si fermano al mondo antico ma abbracciano anche l’arte Moderna. Un esempio emblematico è la storia della “Corsa dei Barberi” (1935). Non solo il dipinto, ma l’intera vicenda è straordinaria: realizzato da Corrado Cagli, artista ebreo, per l’edificio dell’Opera Nazionale Balilla, venne poi dichiarato dalla censura fascista “tematicamente inadeguato” e destinato alla distruzione. Con incredibile lungimiranza, venne nascosto dietro una parete di incannicciata, permettendogli di sopravvivere. Nel 1945 fu recuperato e appeso nella sala principale dell’Accademia di Danza di Roma.
Nel 2019 una serie di coincidenze portarono negli Stati Uniti la notizia che il dipinto necessitava di un importante restauro. Il nodo era come permettere ai mecenati americani di effettuare le donazioni mantenendo i benefici fiscali previsti dalla loro normativa. Proprio per questo, agli inizi della sua attività, Love Italy aveva creato una non profit gemella: American Friends of Love Italy, nata per facilitare le donazioni oltreoceano nel pieno rispetto delle leggi statunitensi. È grazie a questa organizzazione sorella che LoveItaly è riuscita a portare a compimento anche questo progetto.
Oggi LoveItaly prosegue con la stessa visione: sostenere e raccontare l’inestimabile ricchezza culturale italiana attraverso iniziative che uniscono restauro, valorizzazione e nuove forme di fruizione. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che riporta alla luce opere e storie destinate altrimenti a scomparire nel mare magnum degli infiniti — e spesso dimenticati — tesori di questo Paese.
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L’articolo LoveItaly: l’Associazione americana che trova fondi per finanziare progetti culturali in Italia proviene da Associated Medias.

