di Corinna Pindaro
Le motivazioni della sentenza sul caso “doppia curva” descrivono legami tra ultras e mondo dello spettacolo: affari, violenza e infiltrazioni criminali nelle curve di Milan e Inter
Le motivazioni della sentenza sul processo “doppia curva”, firmate dalla gup di Milano Rossana Mongiardo, delineano un sistema articolato in cui violenza, affari illeciti e relazioni esterne si intrecciano. Al centro emerge la figura di Luca Lucci, storico capo della Curva Sud milanista, descritto come perno di una strategia che mirava a trasformare il prestigio costruito con l’intimidazione in un vantaggio economico stabile. In questo contesto, secondo il giudice, si inserisce anche un rapporto con il rapper Fedez, legato a un progetto imprenditoriale condiviso.
Rapporti con il mondo dello spettacolo
La sentenza evidenzia come il gruppo ultrà non si limitasse alla gestione violenta della curva, ma cercasse collegamenti con settori dello spettacolo e della musica. Queste relazioni avrebbero avuto una duplice funzione: da un lato ampliare le opportunità di guadagno, dall’altro rafforzare una forma di legittimazione sociale. Il ruolo di alcuni ultras come addetti alla sicurezza di personaggi noti viene indicato come uno degli strumenti utilizzati per consolidare questi rapporti.
Il caso Old Fashion e la mediazione dopo l’aggressione
Tra gli episodi citati nelle motivazioni compare la gestione di interessi economici legati alla discoteca Old Fashion di Milano. In aula, Lucci ha ammesso di avere intrattenuto affari anche in questo ambito e di aver favorito una soluzione extragiudiziale dopo l’aggressione subita nell’aprile 2024 dal personal trainer Cristiano Iovino, che non presentò denuncia. In quell’episodio, secondo quanto ricostruito, sarebbero stati coinvolti anche esponenti del mondo ultrà e dello spettacolo, a conferma dei legami tra i due ambienti. Fedez, non imputato nel processo, è stato successivamente archiviato per l’ipotesi di rissa.
Il network dei rapper e le attività commerciali
Le motivazioni richiamano anche la catena di barberie Italian Ink, riconducibile a Lucci, nella quale uno dei punti vendita era gestito dal rapper Emis Killa. Questo modello viene descritto come un esempio di come la notorietà di artisti e personaggi pubblici potesse essere sfruttata per ampliare i profitti e rafforzare la rete di relazioni. Per il giudice, il collegamento con lo showbusiness rappresentava una risorsa strategica per il gruppo ultrà, sia in termini economici sia come forma di protezione indiretta.
I business delle curve e il ricorso sistematico alla violenza
La sentenza ricostruisce un sistema fondato sul controllo esclusivo della curva e dei relativi introiti. La volontà di non condividere la gestione ha alimentato intimidazioni e aggressioni, garantendo guadagni illeciti rilevanti, in particolare attraverso il bagarinaggio dei biglietti. A queste attività si aggiungevano la gestione del merchandising, dei parcheggi attorno allo stadio e varie forme di estorsione, anche in occasione di partite internazionali.
La Curva Nord e l’ombra della criminalità organizzata
Sul versante interista, la Curva Nord viene descritta come una copertura per attività illegali sostenute da rapporti di tipo mafioso. Secondo il giudice, l’infiltrazione della ‘ndrangheta sarebbe stata funzionale alla massimizzazione dei profitti. In questo quadro si inserisce la figura di Antonio Bellocco, la cui presenza a Milano viene interpretata come parte di una strategia criminale più ampia, e il ruolo di Giuseppe Caminiti, condannato per i suoi legami con l’organizzazione mafiosa.
Le responsabilità e la posizione dell’Inter
Nelle motivazioni emerge anche una situazione di debolezza del club nerazzurro nei confronti degli esponenti della Curva Nord. Il giudice parla di una condizione di sudditanza che avrebbe finito per agevolare le attività degli ultras. Vengono citate figure apicali dell’area sicurezza e dei rapporti con i tifosi, senza che per loro siano state formulate imputazioni penali.
Le condanne e i risarcimenti
Il procedimento si è concluso, nel rito abbreviato, con pene complessive per quasi novant’anni di carcere. Le condanne più pesanti, pari a dieci anni, hanno riguardato Luca Lucci e Andrea Beretta, ex leader della Curva Nord oggi collaboratore di giustizia. Altre pene significative sono state inflitte a figure chiave dei due gruppi. La giudice ha inoltre riconosciuto risarcimenti a Lega Serie A, Inter e Milan. Le difese hanno annunciato ricorso in appello, mentre l’accusa ha ribadito come gli ultras si muovessero come vere e proprie strutture paramilitari, beneficiando nel tempo di una tolleranza che ha contribuito a rafforzarne il potere.
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