di Carlo Longo

La Corte d’Appello di Torino ordina il rilascio dell’imam Mohamed Shahin. Meloni critica la decisione e riapre lo scontro tra governo e magistratura sul tema sicurezza

La Corte d’Appello di Torino ha disposto la liberazione dell’imam Mohamed Shahin, fino a quel momento trattenuto nel Cpr di Caltanissetta in attesa di rimpatrio. Il immam torinoprovvedimento ha di fatto bloccato l’espulsione decisa dal Ministero dell’Interno e ha consentito al religioso di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo rilasciato dalla Questura, in attesa degli sviluppi giudiziari successivi.

La reazione della premier Giorgia Meloni

La scelta dei giudici ha suscitato una dura presa di posizione da parte della presidente del Consiglio. Giorgia Meloni ha criticato apertamente il rilascio, sottolineando come Shahin avesse definito l’attacco del 7 ottobre un atto di “resistenza”, una lettura che, secondo la premier, equivale a una giustificazione della violenza terroristica. Meloni ha posto l’accento sul tema della sicurezza nazionale, chiedendosi come lo Stato possa tutelare i cittadini se provvedimenti adottati dal governo vengono annullati in sede giudiziaria.

Le motivazioni dei giudici: assenza di pericolosità

Secondo la Corte d’Appello, non emergerebbero elementi concreti tali da configurare un rischio attuale per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato. I magistrati hanno accolto uno dei ricorsi presentati dalla difesa dell’imam, evidenziando come la nuova documentazione depositata non giustifichi il rimpatrio forzato. Tra i fattori considerati rilevanti figura anche il fatto che Shahin viva in Italia da circa vent’anni e non risulti avere precedenti penali.

L’archiviazione e il peso delle indagini penali

A rafforzare la decisione della Corte ha contribuito anche l’archiviazione disposta dalla procura di Torino in merito a una denuncia legata a frasi pronunciate dall’imam durante una manifestazione a sostegno della Palestina. L’assenza di procedimenti penali pendenti ha inciso sulla valutazione complessiva della sua posizione, ridimensionando le accuse di pericolosità avanzate nel decreto di espulsione.

Espulsione sospesa e richiesta di asilo

Con la decisione dei giudici di Caltanissetta, l’espulsione di Mohamed Shahin non è al momento eseguibile. È stato infatti sospeso il rigetto della domanda di protezione internazionale presentata dall’imam alla Commissione territoriale competente. In questa fase, il religioso non può essere accompagnato alla frontiera e ha diritto a rimanere in Italia fino alla conclusione dell’iter sulla richiesta di asilo politico.

Il caso diventa politico e sociale

La vicenda ha assunto anche una forte dimensione pubblica. Il nome di Shahin è stato spesso al centro delle manifestazioni pro Palestina in Piemonte, con iniziative organizzate per chiederne la liberazione. In questo contesto si sono verificati anche episodi di tensione, come l’irruzione nella sede del quotidiano La Stampa, durante la quale l’edificio è stato vandalizzato e sono comparse scritte a favore dell’imam.

Uno scontro destinato a proseguire

Il rilascio di Mohamed Shahin riapre un confronto acceso tra potere esecutivo e magistratura sul delicato equilibrio tra diritti individuali e sicurezza collettiva. Un tema che, come dimostrano le parole della premier e la reazione del Viminale, è destinato a rimanere al centro del dibattito politico nelle prossime settimane.

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