di Carlo Longo
Dal palco di Atreju Giorgia Meloni rilancia lo scontro politico: attacchi a Pd, Cgil, attivisti e media, rivendicando identità, sicurezza e credibilità internazionale
Tra musica, applausi e un clima da grande evento politico, Giorgia Meloni sale sul palco di Atreju accolta come protagonista assoluta. La premier si presenta circondata dai vertici del centrodestra, con Matteo Salvini e Antonio Tajani a precederla negli interventi, e davanti a una platea composta da ministri, dirigenti e militanti. Il tono è quello della leader che rivendica il proprio ruolo e il peso del governo, parlando di sacrifici personali e di un impegno totale che, a suo dire, trova proprio in quella piazza la sua ricompensa.
Lo scontro con Elly Schlein e il centrosinistra
Uno dei bersagli principali del discorso è la segretaria del Partito democratico. Meloni torna sul mancato confronto diretto e accusa Schlein di sottrarsi al dibattito politico. Dal palco ironizza sull’assenza della leader dem, sostenendo che la sua mancata partecipazione abbia comunque finito per rafforzare la visibilità dell’evento. Il riferimento si allarga poi al cosiddetto “campo largo”, che la premier descrive come diviso e incapace di proporsi come alternativa di governo.
Sindacati, attivismo e simboli della sinistra nel mirino
La presidente del Consiglio dedica ampio spazio anche agli attacchi contro la Cgil, definendo fallimentare lo sciopero generale e collegandolo a una visione ideologica che, a suo avviso, appartiene al passato. Nel mirino finiscono anche il Sessantotto, Greta Thunberg e Ilaria Salis, citate come esempi di una sinistra che Meloni descrive come distante dai problemi reali del Paese. Il discorso alterna sarcasmo e toni duri, con riferimenti culturali e politici utilizzati per rafforzare la contrapposizione.
Identità culturale e polemiche sul quotidiano
Non mancano passaggi dedicati a temi simbolici, come il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco, che Meloni rivendica come un successo ignorato dalla sinistra. Anche il mondo editoriale entra nel discorso, con un riferimento polemico alle contestazioni contro alcune case editrici e con una critica più ampia a quello che definisce un atteggiamento elitario e autoreferenziale.
Giustizia, referendum e politica estera
Sul piano istituzionale, la premier invita a votare al referendum sulla giustizia pensando al futuro dei figli e non alle convenienze politiche, evocando casi giudiziari che, secondo lei, rappresentano ferite ancora aperte. In politica estera, commenta le parole di Donald Trump sulla sicurezza europea, sostenendo la necessità di un’Europa più responsabile e meno dipendente, pur ribadendo l’alleanza con gli Stati Uniti. Anche qui, l’attacco alla sinistra torna come chiave di lettura del dibattito internazionale.
Ucraina, sicurezza e deterrenza
A differenza di altri interventi precedenti sul palco, Meloni conferma il sostegno all’Ucraina, legandolo a un’idea di giustizia e di difesa dell’ordine internazionale. La pace, afferma, non può essere costruita solo con appelli simbolici ma deve poggiare su una deterrenza credibile, respingendo letture nostalgiche del passato sovietico.
Immigrazione, sicurezza e temi identitari
Ampio spazio viene riservato anche ai temi identitari. La premier rivendica la proposta di legge per vietare il velo integrale e difende la linea dura contro il fondamentalismo islamico. Difende inoltre i centri per migranti in Albania, attribuendo i ritardi alle decisioni della magistratura, e promette fermezza sul fronte della sicurezza urbana, rilanciando il messaggio di tolleranza zero contro violenza e degrado.
Economia, mercati e stabilità del governo
Sul fronte economico, Meloni respinge l’idea di una maggioranza fragile e descrive il centrodestra come una squadra compatta. Rivendica la credibilità dell’Italia sui mercati finanziari e il rinnovato interesse degli investitori, sottolineando come anche il crescente acquisto di titoli di Stato da parte dei cittadini sia un segnale di fiducia nella stabilità del governo.
Media, Elkann e il caso Repubblica
Nel finale, la premier attacca Michele Serra per un commento critico sull’evento, trasformandolo nel simbolo di una sinistra che, a suo dire, minimizza e disprezza il consenso popolare. Torna poi sullo sciopero dei giornalisti di Repubblica e sulla possibile vendita del gruppo Gedi, accusando il Pd di indignarsi solo quando a essere coinvolti sono i media e non i lavoratori dell’industria.
Solidarietà alla Stampa e nuove polemiche
Meloni chiude esprimendo solidarietà ai giornalisti de La Stampa dopo l’irruzione nella sede del quotidiano, ma coglie l’occasione per un nuovo attacco politico, criticando Francesca Albanese e accusando la sinistra di legittimare posizioni che considera inaccettabili sul piano internazionale.(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
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