di Carlo Longo
Gli inviati di Trump incontrano Zelensky e i leader europei mentre la guerra in Ucraina prosegue. Attacchi russi, crisi energetica e scontro Ue sugli asset congelati
Dopo alcuni giorni di ritardo, la macchina diplomatica statunitense torna a muoversi. Gli emissari del presidente Donald Trump si preparano a incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i principali leader europei, con l’obiettivo di riaprire il confronto su un possibile percorso di pace. Sul tavolo resta l’ipotesi di un cessate il fuoco, che tuttavia appare ancora distante mentre il conflitto continua senza segnali concreti di de-escalation.
Mosca intensifica gli attacchi, colpite le infrastrutture civili
Nel frattempo la Russia prosegue con una campagna militare particolarmente aggressiva. Nelle ultime ore, attacchi missilistici e con droni hanno preso di mira infrastrutture energetiche e industriali ucraine, lasciando senza elettricità oltre un milione di famiglie in diverse regioni del Paese. Le autorità di Kiev parlano di feriti e di danni estesi, mentre le squadre di emergenza lavorano per ripristinare i servizi essenziali.
Odessa sotto assedio e risposta di Mosca
Tra le città più colpite figura Odessa, dove un massiccio raid notturno ha provocato blackout diffusi e interruzioni di acqua e riscaldamento. Mosca ha rivendicato gli attacchi definendoli una rappresaglia per presunti colpi ucraini contro obiettivi civili in territorio russo, dichiarando l’uso anche di missili ipersonici nell’operazione.
Vertici europei e il ruolo degli Stati Uniti
Sul fronte politico, l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, è atteso a Berlino per una serie di incontri con i leader europei e con Zelensky. Il confronto proseguirà poi con i vertici di Francia, Germania e Regno Unito. Secondo fonti americane, Washington starebbe valutando garanzie di sicurezza per l’Ucraina ancorate all’articolo 5 della Nato, con un impegno formale che passerebbe dal voto del Congresso.
Asset russi congelati, l’Europa divisa
Parallelamente al dossier militare, cresce la tensione all’interno dell’Unione europea sulla gestione dei beni russi congelati. I Paesi membri hanno approvato il blocco permanente degli asset, ma restano profonde divergenze sull’eventuale utilizzo di queste risorse per sostenere la difesa ucraina. Italia e Belgio avrebbero espresso forti riserve su un impiego diretto dei fondi, chiedendo soluzioni alternative.
Le critiche di Salvini e il rischio di ritorsioni
Sul tema è intervenuto anche il vicepremier italiano Matteo Salvini, che ha definito il congelamento a tempo indeterminato degli asset russi un’operazione rischiosa. Secondo il leader della Lega, misure di questo tipo potrebbero innescare ritorsioni economiche da parte di Mosca, mettendo in difficoltà centinaia di aziende italiane ancora attive in Russia.
Rafforzamento militare ai confini orientali
Intanto, alcuni Paesi dell’Europa orientale si preparano a scenari di lungo periodo. L’Estonia ha avviato la costruzione dei primi bunker lungo il confine con la Russia, nell’ambito della linea di difesa baltica. Le strutture, progettate per resistere a colpi di artiglieria pesante, rappresentano un ulteriore segnale del clima di crescente tensione nella regione.
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