di Martina Esposito
In un’intervista esclusiva ad Associated Medias, Jeff Kinney, autore della fortunata serie Diario di una Schiappa, riflette sul ruolo degli scrittori e sull’urgenza di coltivare la lettura nei più giovani
Nel mondo iperconnesso di oggi, in cui la comunicazione visiva domina l’esperienza quotidiana, la lettura rischia di scivolare ai margini della formazione culturale. In questo scenario, il concetto di società post-alfabetizzata non è più una provocazione accademica, ma una possibilità concreta che interroga tutti coloro che si occupano di cultura.
A tornare sul tema è stato Jeff Kinney, autore statunitense tra i più amati dai ragazzi che con la sua serie Diary of a Wimpy Kid (Diario di una Schiappa) ha venduto oltre 275 milioni di copie a livello globale. A Roma in occasione di Più libri più liberi, Kinney ha espresso ad Associated Medias il proprio sconcerto di fronte al mondo che i giovani come Greg, il suo protagonista, si trovano tra le mani. “Mi preoccupa la prossima generazione, e spero davvero che la stiamo crescendo in modo che sia alfabetizzata”, ha spiegato Kinney. “Penso – ha aggiunto – che sarebbe triste entrare in una società post-alfabetizzata. Spero di fare la mia parte per aiutare i bambini”.
Per Kinney serve correre ai ripari. A questo proposito, ha concluso: “È nostro compito, come scrittori, assicurarci di scrivere storie che meritino la loro attenzione [dei ragazzi, ndr] e che possano allontanarli dagli schermi”. Se in una società post-alfabetizzata le competenze di lettura – e scrittura – non scompaiono del tutto, ma smettono di essere centrali nella vita quotidiana, serve allora individuare delle vie attraverso cui riportare l’attenzione sulla parola scritta. E, ormai da quasi vent’anni, la “schiappa” di Kinney sembra essere una di queste.
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