di Martina Esposito

Nello scenario di “Più libri più liberi” la star di “Mare Fuori” ci ha raccontato l’impatto che la celebre serie televisiva ha avuto sulla sua percezione del carcere e dei detenuti

Alle fiere di libri in realtà si parla di tutto. Così anche all’appuntamento invernale che non manca nel calendario romano da ormai più di due decenni, Più libri più liberi. Nel vivo del suo programma culturale, che spazia da eventi per ragazzi a presentazioni di libri, fino a tavole rotonde con personaggi di spicco, abbiamo incontrato Carolina Crescentini, star di serie di successo come Boris e Mare Fuori e ora approdata di nuovo su Netflix nei panni della protagonista di Mrs Playmen. E con l’interprete di Paola Vinci, direttrice dell’Istituto Penale Minorile di Napoli, abbiamo parlato di carcere.

A margine del suo incontro nell’Arena Repubblica, in cui l’attrice si è raccontata dagli anni di Boris fino alle ultime esperienze sul set, abbiamo chiesto a Crescentini se l’esperienza di Mare Fuori avesse influenzato la sua percezione del carcere e dei detenuti. «Mare Fuori mi ha aiutato ad avere accesso alle carceri», ha dichiarato l’attrice ad Associated Medias. «Non l’avevo ancora mai raccontato – ha rivelato – ma sono stata di recente a Casal del Marmo [istituto penale minorile romano, ndr], su cui ci sarebbe davvero tanto da dire ma voglio rispettare le loro storie».

«Io ci ho tenuto a raccontare Mare Fuori perché penso che il carcere sia un luogo sì esistente, ma che la società spesso dimentica», ha proseguito Crescentini. «Il carcere, e soprattutto, si spera, quello minorile, deve essere un luogo semplicemente di passaggio per il reinserimento nella società – ha aggiunto – e quindi, per esserci un ottimo reinserimento nella società, in quella realtà devono avvenire delle cose buone. Io ho incontrato tantissime persone che hanno avuto un’esperienza in minorile: alcune di loro hanno incontrato una direttrice illuminata che le ha aiutate a prendere il diploma o la terza media, o anche a imparare un mestiere, perché poi fuori è tosta». In quest’ottica, ha concluso, «la società deve aiutare chi esce, perché chi esce ha pagato e ha già scontato ciò che doveva scontare, e ora è libero».

Insomma, le fiere di editoria prendono la forma di uno spazio d’incontro, un territorio in cui riflettere sul nostro tempo. Ma un margine per il citazionismo c’è anche qui, perché quando le abbiamo chiesto se sentisse la mancanza di Boris, Carolina Crescentini ci ha detto: «Io Boris lo voglio fare per tutta la vita».

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L’articolo Carolina Crescentini: “La società deve aiutare chi esce dal carcere” proviene da Associated Medias.