di Corinna Pindaro
Nel nuovo libro “Royal Mint, National Debt”, l’ex deputato Norman Baker svela il sistema economico che sostiene la monarchia britannica: costi crescenti, privilegi fiscali, patrimoni miliardari e tradizioni rimaste immutate per secoli
Norman Baker, ex parlamentare liberal-democratico, storico sostenitore della causa repubblicana e critico feroce della famiglia reale, torna a colpire. Dopo il successo del volume “…And What Do You Do?”, l’ex sottosegretario e membro del Privy Council pubblica Royal Mint, National Debt, un libro che promette di riaccendere il dibattito sulla trasparenza delle finanze reali e sul vero peso economico della monarchia nel Regno Unito.
Pur avendo ricoperto ruoli istituzionali rilevanti, Baker non ha mai nascosto il suo desiderio di vedere abolito l’inno “God Save the King” e superata l’idea stessa di monarchia. Nel suo nuovo saggio, affronta di petto il tema del denaro pubblico destinato alla Casa reale e ricostruisce la storia finanziaria della Corona dalla fine del Settecento ai giorni nostri.
Dal quasi fallimento del 1760 alla costruzione della ricchezza reale
Secondo Baker, l’anno spartiacque per la monarchia britannica fu il 1760. All’ascesa al trono di Giorgio III, la Corona era di fatto in bancarotta: il sovrano aveva l’obbligo di finanziare esercito, amministrazione e una lunga lista di servizi pubblici. Per uscire dalla crisi, venne raggiunto un accordo radicale: il Parlamento assunse la gestione delle spese statali e, in cambio, la Corona cedette i proventi delle sue vaste proprietà terriere, oggi note come Crown Estate.
Da quel momento venne istituita la “lista civile”, un reddito annuo destinato al monarca per lo svolgimento delle sue funzioni. Stabilita inizialmente in 800 mila sterline, la misura rimase sostanzialmente invariata fino al 2011, quando lasciò il posto al moderno sovereign grant, che lega i fondi destinati alla famiglia reale alle performance economiche del Crown Estate.
Un finanziamento pubblico cresciuto in modo esponenziale
Il confronto tra passato e presente è al centro della denuncia di Baker. L’ultima “lista civile”, nel 2011, era pari a 7,9 milioni di sterline. Nel 2025, il sovereign grant arriverà a 132,1 milioni, con un incremento del 53% in un solo anno.
Secondo l’autore, questa trasformazione ha reso la monarchia non solo più ricca, ma più costosa per i contribuenti. Solo re Carlo, afferma Baker, avrebbe accumulato un patrimonio personale di almeno 1,8 miliardi di sterline, cifra che l’autore ritiene addirittura sottostimata.
Pur avendo ridotto la presenza pubblica della famiglia reale dopo gli scandali del principe Andrea e l’uscita di Harry e Meghan, la monarchia britannica resta la più onerosa d’Europa: 132 milioni l’anno contro, ad esempio, i 46 milioni dei Paesi Bassi o i 12,5 milioni del Belgio. Ma Baker sostiene che si tratti soltanto della “punta dell’iceberg”.
Privilegi fiscali, sicurezza e patrimonio: i costi nascosti secondo Baker
Tra i privilegi citati dall’ex deputato spicca l’esenzione dall’imposta di successione sulle proprietà private trasmesse tra sovrani, un beneficio che grava su milioni di contribuenti britannici. A questo si aggiungono i costi per la sicurezza della famiglia reale, stimati in un valore compreso tra 150 e 200 milioni di sterline all’anno.
Secondo l’organizzazione antimonarchica Republic, sommando spese ufficiali e non, il costo reale della monarchia supera ormai i 500 milioni di sterline annui.
La ricchezza complessiva dei Windsor, osserva Baker, si fonda anche su oltre 100 mila ettari di terreni e residenze come Balmoral e Sandringham, oltre ai Ducati di Lancaster e Cornovaglia, che la Casa reale definisce controversamente “proprietà private”.
Le stime sulla ricchezza di Carlo oscillano enormemente: dai 350 milioni delle valutazioni più prudenti ai 640 milioni del Sunday Times, fino ai 1,8 miliardi stimati da The Guardian e confermati da un documentario di Channel 5. Baker va oltre, suggerendo che il patrimonio supererebbe i 2 miliardi.
“Una monarchia ferma nel passato”: il confronto con l’Europa
Nel libro Baker attacca anche il sistema cerimoniale britannico, concentrandosi sulla tradizione dell’incoronazione, che definisce un retaggio imperiale ormai superato da tutte le monarchie europee.
Paesi come Spagna, Svezia, Danimarca e Norvegia non coronano un sovrano da oltre un secolo, preferendo cerimonie civili di giuramento. Belgio e Paesi Bassi, ricorda l’autore, non hanno mai adottato questo rituale.
Per Baker, il Regno Unito resta l’unico a conservare un apparato simbolico arcaico e costosissimo. L’incoronazione di Carlo III del 2023 sarebbe costata al pubblico almeno 72 milioni di sterline, con stime alternative che arrivano fino a 250 milioni. A queste spese vanno aggiunti i 162 milioni destinati al funerale della regina Elisabetta II nel 2022.
Case da sogno a “peppercorn rent”: gli affitti simbolici dei principi
Le critiche del libro trovano eco anche negli ultimi scandali immobiliari. Oltre all’ex principe Andrea — che per anni ha risieduto nella Royal Lodge a Windsor pagando un affitto puramente simbolico di “un grano di pepe” — anche il principe Edoardo, duca di Edimburgo, vive in una residenza fuori scala rispetto ai costi sostenuti dai cittadini comuni.
Bagshot Park, una tenuta di 120 stanze nel Surrey, fu concessa a Edoardo nel 1999 per 150 anni tramite un leasing dal Crown Estate, con un pagamento iniziale di 5 milioni di sterline. Un prezzo irrisorio rispetto al valore reale della proprietà, simbolo di un sistema che, secondo Baker, continua a garantire privilegi unici e ingiustificati alla famiglia reale.
Un modello sotto pressione
Con numeri milionari, patrimoni opachi e tradizioni contestate, il libro di Norman Baker riaccende un dibattito mai sopito sul ruolo della monarchia nel XXI secolo. Le sue accuse — rivolte non solo ai costi, ma anche alla mancanza di riforme — mettono nuovamente sotto i riflettori una istituzione che, pur modernizzata nell’immagine, resta secondo l’autore ancorata a meccanismi economici e simboli del passato imperiale britannico.
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L’articolo Norman Baker accusa la monarchia britannica: “Costosa, antiquata e più ricca che mai. Re Carlo vale oltre 2 miliardi” proviene da Associated Medias.

