di Corinna Pindaro

Il caso dell’asteroide 2024 YR4 riaccende l’attenzione sulla difesa planetaria: dalla possibilità d’impatto alla minaccia per la Luna, passando per la strategia di monitoraggio Nasa–Esa. L’esperta Kelly Fast spiega come funziona la sorveglianza degli oggetti vicini alla Terra

asteroideIl 29 gennaio Nasa ed Esa comunicano una notizia destinata a catturare l’attenzione globale: l’asteroide 2024 YR4, individuato solo poche settimane prima dal telescopio Atlas in Cile, mostra una probabilità d’impatto con la Terra superiore all’1% per il 2032. Nonostante la percentuale sembri minima, per gli standard della difesa planetaria rappresenta una soglia critica. Nel corso di febbraio il rischio sale al 3,1%, per poi crollare allo 0,001% grazie a nuove misurazioni che affinano l’orbita dell’oggetto. Al momento l’ipotesi più discussa è quella di un possibile impatto sulla Luna, con una probabilità stimata del 4%.

La minaccia per la Luna e i possibili effetti sulla Terra

Nel caso YR4 colpisse il nostro satellite, l’energia sprigionata sarebbe enorme: circa trecento volte la potenza della bomba di Hiroshima. Kelly Fast, direttrice del Planetary Defense Office della Nasa, sottolinea che un impatto simile non costituirebbe un rischio diretto per la popolazione terrestre ma potrebbe generare una nube di micrometeoriti capace di danneggiare i satelliti in orbita. Per ora le agenzie spaziali continuano a monitorare l’asteroide e a valutare se pianificare una missione di deviazione.

Le radici della difesa planetaria moderna

Fast, figura di riferimento internazionale nel settore, ricorda come l’interesse per la protezione del pianeta abbia avuto una svolta fondamentale nel 1994, quando la cometa Shoemaker-Levy 9 si schiantò su Giove. Le immagini dell’impatto, con esplosioni equivalenti a centinaia di milioni di ordigni nucleari, mostrarono per la prima volta la devastante potenza di una collisione cosmica. Un secondo campanello d’allarme arrivò nel 2013, quando un asteroide di 18 metri esplose sopra Čeljabinsk, in Russia, ferendo oltre 1.500 persone e danneggiando edifici in una vasta area. Episodi che hanno imposto la necessità di una sorveglianza costante.

Quanti asteroidi potenzialmente pericolosi esistono?

Ogni anno vengono scoperti nuovi oggetti near-Earth, corpi celesti che orbitano attorno al Sole e che possono incrociare il percorso della Terra. Nonostante oltre vent’anni di monitoraggio intensivo, molti di quelli più sfuggenti restano non identificati. Per colmare il divario, la Nasa sta sviluppando Neo Surveyor, un telescopio spaziale a infrarossi progettato per individuare gli asteroidi più difficili da rilevare. L’obiettivo è ambizioso: ridurre da decenni a meno di dieci anni il tempo necessario per catalogare gli oggetti superiori ai 140 metri.

I giganti del sistema solare interno e gli “intermedi” più insidiosi

La maggior parte dei grandi asteroidi, quelli in grado di provocare effetti catastrofici su scala globale, è già nota e monitorata. Tra i casi più discussi c’è Apophis, che nel 2029 passerà a una distanza inferiore a quella di molti satelliti artificiali. Molto più complessi da gestire sono gli oggetti di dimensioni intermedie: troppo massicci per dissolversi nell’atmosfera, ma insufficienti per causare estinzioni globali. Sono proprio questi, secondo Fast, a rappresentare la sfida principale dei prossimi anni.

Gli asteroidi interstellari: rischio remoto ma interesse scientifico

Eventi come il passaggio di ʻOumuamua nel 2017 o la scoperta del recente oggetto interstellare 3I/Atlas accendono la curiosità dei ricercatori, ma non costituiscono una minaccia concreta per la difesa planetaria. La probabilità che corpi provenienti da altri sistemi stellari entrino in rotta di collisione con la Terra è considerata trascurabile. La vera preoccupazione resta legata agli asteroidi interni al sistema solare.

Come nasce un allarme: dalla scoperta alle prime stime orbitali

La procedura di identificazione è una corsa contro il tempo. I telescopi che scandagliano il cielo cercano piccoli punti luminosi in movimento tra le stelle fisse. Quando viene rilevato un possibile nuovo oggetto, le coordinate vengono inviate al Minor Planet Center di Boston, che coordina le osservazioni globali. L’analisi di più dati consente di calcolare un’orbita sempre più precisa e aggiornare la percentuale di rischio d’impatto.

Quando scatta davvero l’emergenza?

Per gli asteroidi in grado di produrre danni significativi, l’allerta formale viene attivata quando il rischio supera l’1%. È una soglia rarissima, tanto che YR4 rappresenta una delle poche eccezioni nella storia recente. Oltre il 10% scatterebbero protocolli operativi, interventi coordinati con i governi e una valutazione urgente delle possibili missioni di deviazione.

Quanto tempo serve per difenderci

Deviare un asteroide richiede preavvisi molto lunghi. Progettare, costruire e lanciare una sonda è un processo che può richiedere anni. Per questo missioni come Neo Surveyor della Nasa e Neomir, il progetto europeo previsto per l’inizio degli anni Trenta, sono considerate fondamentali: permetteranno di intercettare molto prima le minacce potenziali.

Le tecniche di deviazione: dalle sonde ai “trattori gravitazionali”

La strategia più semplice, dimostrata dalla missione Dart, consiste nel colpire l’asteroide con una sonda per modificare leggermente la sua orbita. Con sufficiente anticipo, un cambiamento minimo è sufficiente a evitare l’impatto. Un’altra ipotesi è il cosiddetto “trattore gravitazionale”, che utilizza la massa di una sonda per generare, nel tempo, una piccola ma efficace alterazione della traiettoria dell’oggetto. L’ultima risorsa, spesso citata nella fantascienza, è l’uso controllato di un ordigno nucleare per vaporizzare una parte della superficie dell’asteroide e generare una spinta diretta altrove. Nessuna di queste tecniche è universale: ogni missione dipende dalla composizione del corpo celeste e dal tempo utile a disposizione.

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L’articolo Asteroide 2024 YR4, allarme globale e difesa planetaria: cosa sappiamo davvero proviene da Associated Medias.