di Emilia Morelli

Registrazioni segrete incastrano il vicepresidente di Campbell’s: insulti ai prodotti, commenti razzisti sui dipendenti e offese ai clienti. L’azienda lo licenzia e smentisce le accuse sulla qualità delle zuppe

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RICHMOND, CALIFORNIA – JUNE 05: Can of Campbell’s soup are displayed on a shelf at a grocery store on June 05, 2019 in Richmond, California. Campbell Soup Co. reported better-than-expected third quarter earnings with sales of $2.388 billion compared to analyst expectations of $2.36 billion. (Photo by Justin Sullivan/Getty Images)

Campbell’s, marchio iconico dell’industria alimentare americana e protagonista di celebri opere pop come le lattine di Warhol, si trova al centro di uno scandalo senza precedenti. Il vicepresidente Martin Bally è stato infatti sospeso e poi licenziato dopo la diffusione di un audio in cui deride pesantemente i prodotti dell’azienda, arrivando a definirli “merda per poveri”. A ciò si aggiungono commenti razzisti e insulti rivolti ai dipendenti e ai clienti, un mix di frasi offensive che ha costretto il colosso statunitense a una reazione drastica per salvaguardare la propria immagine.

L’audio segreto che ha fatto crollare la carriera del vicepresidente

La registrazione incriminata è stata realizzata da un dipendente, Robert Garza, che ha ascoltato e documentato un’ora di invettive pronunciate dal manager davanti al suo staff. Il file è poi stato consegnato a un giornale locale del Michigan, dando il via alla bufera. Garza afferma di essere stato licenziato dopo la divulgazione dell’audio.

Nel file si sente la voce attribuita a Bally insultare apertamente le zuppe Campbell’s, definite prodotti “altamente trasformati” che, a suo dire, solo “i pezzenti” comprerebbero. Le sue accuse vanno oltre, coinvolgendo anche le materie prime: il vicepresidente parla di “carne bioingegnerizzata” e dichiara di non voler mangiare “pollo uscito da una stampante 3D”. Non mancano attacchi razzisti contro alcuni dipendenti, in particolare di origine indiana, chiamati “idioti”.

La risposta dell’azienda: difesa della qualità e smentite categoriche

Campbell’s è intervenuta con una nota in cui chiarisce la natura dei propri ingredienti e respinge con forza le insinuazioni del manager. L’azienda conferma l’uso di colture geneticamente modificate come mais e soia, pratica comune nell’industria alimentare statunitense, ma ribadisce che il pollo utilizzato proviene esclusivamente da fornitori affidabili approvati a livello federale e rispetta standard qualitativi elevati.

La società definisce “assurdi e infondati” i commenti di Bally, specificando in modo perentorio di non utilizzare carne artificiale o pollo coltivato in laboratorio. Dopo una sospensione iniziale, l’azienda ha proceduto al licenziamento, una decisione che secondo il New York Post ha contribuito a rassicurare gli investitori, con effetti positivi sul titolo in Borsa.

Un caso che interroga il brand e il rapporto con i consumatori

Lo scandalo mette in luce la fragilità del rapporto tra grandi marchi e pubblico in un’epoca in cui trasparenza e reputazione aziendale sono centrali. Le dichiarazioni del vicepresidente colpiscono nel cuore l’identità di Campbell’s, azienda simbolo dell’America popolare e familiare.

Ora il colosso dovrà lavorare per ricostruire la fiducia dei consumatori, mentre l’eco delle parole di Bally continua a riecheggiare molto oltre le pareti delle sue fabbriche.

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