di Carlo Longo
A Ginevra Stati Uniti e Ucraina riscrivono il piano di pace: una nuova bozza da 19 punti sostituisce il contestato documento iniziale. Restano aperti i nodi territoriali, il ruolo della Nato e le relazioni con la Russia. L’Europa propone emendamenti e prepara un piano B per sostenere Kiev
Dopo ore di colloqui a Ginevra, Ucraina e Stati Uniti hanno prodotto una versione snellita del piano di pace, ridotto da 28 a 19 punti. Il primo viceministro degli Esteri ucraino, Sergiy Kyslytsya, ha definito il negoziato «intenso e produttivo», sottolineando che la bozza attuale ha «poco in comune» con quella iniziale, criticata duramente da Kiev e dalle capitali europee.
Molti aspetti sono stati armonizzati, ma i capitoli più sensibili — confini, status territoriale e futuro dei rapporti tra Nato, Russia e Stati Uniti — sono stati lasciati in sospeso. Saranno Donald Trump e Volodymyr Zelensky a decidere direttamente come affrontarli nei prossimi incontri.
Il ruolo dell’Europa: ventiquattro emendamenti al testo Usa
La nuova bozza si basa anche sulle modifiche proposte da Francia, Germania, Regno Unito e Commissione europea. L’Ue aveva infatti presentato 24 emendamenti alla prima versione americana, contestando soprattutto le concessioni territoriali e la debolezza delle garanzie di sicurezza.
La proposta europea punta a un sistema di protezione congiunto Ue-Usa, un meccanismo vicino all’Articolo 5 della Nato, per assicurare a Kiev un sostegno reale e plurilaterale. Alcuni punti della bozza originale sono stati eliminati del tutto, compreso il passaggio che attribuiva a Trump la guida di un «Consiglio di Pace» incaricato di monitorare gli accordi.
La prima versione: sovranità, basi Nato e sanzioni
Il documento iniziale prevedeva il riconoscimento della sovranità ucraina, lo stanziamento di caccia Nato in Polonia e una revisione «caso per caso» delle sanzioni contro la Russia. Stabiliva inoltre che la verifica dell’accordo sarebbe stata condivisa da Usa, Russia, Ucraina e Ue.
Nel punto finale si auspicava un cessate il fuoco immediato. Una struttura che molti governi europei hanno giudicato squilibrata e troppo favorevole alle richieste del Cremlino.
L’Europa prepara il piano B: un sostegno senza gli Stati Uniti
Parallelamente ai negoziati, i Paesi europei stanno valutando la possibilità di garantire supporto a Kiev anche nell’eventualità di un disimpegno americano.
Il primo fronte è quello dell’intelligence: coordinare i dati raccolti da satelliti, droni e sistemi di ascolto per compensare eventuali carenze statunitensi. L’altro nodo è quello delle forniture militari, oggi rallentate dal blocco dei missili terra-aria americani e dall’inefficienza del programma Purl, che prevede acquisti dagli Usa pagati dai Paesi Ue.
L’Europa dispone di batterie Patriot e Samp-T, ma la maggior parte è considerata essenziale per la sicurezza nazionale. Entro il 2026, però, una fabbrica tedesca dovrebbe incrementare la produzione dei Patriot.
La Russia e la necessità di una soluzione rapida
Secondo le valutazioni europee, anche Mosca si troverebbe in una fase vulnerabile. Il crollo del prezzo del petrolio ha ridotto le entrate statali, costringendo il governo a introdurre misure fiscali impopolari. Il sistema di reclutamento continua a mostrare limiti strutturali, mentre l’esercito ha ottenuto guadagni territoriali minimi a fronte di perdite elevate.
Diplomatici e analisti Ue ritengono che sia questo il momento giusto per negoziare, prima che la Russia riesca a riorganizzarsi o allargare il fronte.
La linea tedesca: «Integrità territoriale non negoziabile»
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ribadisce che la Germania sostiene con fermezza le posizioni ucraine. «Non si tratta sull’integrità territoriale e sul diritto all’esistenza dell’Ucraina», afferma, elogiando il rinnovato coinvolgimento americano nelle garanzie di sicurezza.
Allo stesso tempo frena su speculazioni riguardo a un eventuale coinvolgimento diretto delle truppe tedesche, definendo l’obiettivo prioritario «raggiungere almeno il cessate il fuoco».
Quanto resisterebbe l’Ucraina senza il supporto Usa?
Oleksiy Melnyk, esperto del Razumkov Centre, spiega che Kiev potrebbe resistere senza aiuti americani, ma con conseguenze pesanti. La mancanza di intelligence statunitense aumenterebbe le vittime civili, mentre la carenza di munizioni e sistemi antimissile renderebbe più vulnerabili le città ucraine.
Analizzando il fronte del Donbass, Melnyk ricorda che la Russia controlla circa il 20% del territorio ucraino, Crimea inclusa, e che in due anni ha conquistato meno dell’1% aggiuntivo: un ritmo insufficiente per ottenere vittorie strategiche nel breve periodo.
Il giudizio sul piano Trump: «Sembra scritto a Mosca»
Melnyk è durissimo sul primo piano presentato dagli Usa. «La prima versione sembrava un documento russo tradotto in inglese», afferma, sostenendo che soddisfacesse quasi tutte le richieste di Putin e proponesse un ridimensionamento grave della sovranità ucraina.
Uno dei punti più contestati: il limite a 600.000 soldati per l’esercito ucraino, che l’Europa vorrebbe invece portare a 800.000. «Il problema — avverte — non è il numero, ma il principio: nessuna potenza aggressiva può decidere le dimensioni delle forze armate di uno Stato sovrano».
Zelensky tra Europa e Stati Uniti: «Servono entrambi»
La posizione finale dell’analista è un invito all’unità: Kiev non deve scegliere tra Washington e Bruxelles. «Servono entrambe le sponde», sostiene, ricordando che anche l’industria militare americana dipende dai fondi europei destinati agli acquisti.
La chiave, conclude, è presentare agli Usa una posizione unitaria sulle “linee rosse” che l’Ucraina e i suoi alleati non sono disposti a superare.
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