di Carlo Longo

Ondata di freddo eccezionale sull’arco alpino e nel Giura: le temperature precipitano a livelli siberiani in diverse località, segnando record storici per il mese autunnale

Il 23 novembre 2025 sarà ricordato come una delle giornate più fredde mai registrate in Francia e Svizzera nel periodo autunnale. Un’ondata di gelo senza precedenti ha investito le regioni alpine e prealpine, facendo registrare valori termici tipici di gennaio in Siberia piuttosto che di un mese di novembre in Europa centrale. L’evento, di portata eccezionale, ha attirato l’attenzione della comunità scientifica e degli esperti di climatologia alpina, sorprendendo anche gli osservatori più esperti.

Francia: -29,6°C in una dolina del Giura

In Francia orientale, le temperature hanno raggiunto livelli estremi. La località di Les Pontets, a 1.008 metri di altitudine nel massiccio del Giura, ha toccato i -27,6°C, nuovo record per un centro abitato francese in novembre. Ancora più impressionante il dato registrato a Mignovillard, nella zona di Combe Noire: -29,6°C, tra le temperature più basse mai misurate nel Paese in questo mese.

A contribuire a questi picchi gelidi sono state le cosiddette “doline” o “conche fredde”, formazioni geografiche in cui l’aria gelida si accumula durante le notti serene, in assenza di vento. In questi microclimi, le temperature possono scendere vertiginosamente per effetto dell’inversione termica. Anche La Chapelle-en-Vercors, nel cuore dell’omonimo massiccio, ha registrato una minima notevole: -28,4°C.

Ma l’ondata di gelo non ha colpito solo le alture: anche a quote basse si sono registrati dati eccezionali. A Colmar, in Alsazia, situata a soli 211 metri di quota, il termometro è sceso a -10,6°C, uno dei valori più bassi degli ultimi decenni per il mese di novembre.

Svizzera: -36,8°C a Sägistalsee, come nel circolo polare

Sul versante svizzero, l’ondata ha raggiunto un’intensità ancora maggiore. La stazione meteorologica di Sägistalsee, situata in una dolina alpina nota per i suoi microclimi estremi, ha registrato la temperatura record di -36,8°C. Un dato che eguaglia le condizioni tipiche delle regioni sub-artiche e che, secondo gli esperti, rappresenta uno dei valori più bassi mai osservati sulle Alpi in novembre.

A rendere possibile questo fenomeno è stata l’assenza di vento, unita al cielo sereno e a un terreno già innevato, che ha favorito un’intensa perdita di calore per irraggiamento e un marcato raffreddamento dello strato d’aria al suolo. In queste condizioni si verifica l’inversione termica, in cui l’aria più fredda si concentra nei punti più bassi del terreno.

Anche La Brévine, nel cantone di Neuchâtel e soprannominata da tempo “la Siberia della Svizzera”, ha contribuito ai record della giornata con una minima di -26,3°C. Si tratta dell’undicesima temperatura più bassa mai registrata in questa località nel mese di novembre dal 1959, anno di inizio delle rilevazioni sistematiche.

La Brévine è rinomata per i suoi rigidi inverni e le inversioni termiche marcate, che possono spingere il termometro sotto i -40°C nei casi estremi. L’episodio del 23 novembre conferma ancora una volta il ruolo della località come punto nevralgico degli studi climatici elvetici.

Un campanello d’allarme climatico

L’intensità e la precoce comparsa di un’ondata di freddo di questa portata in autunno solleva interrogativi anche in ambito scientifico. Sebbene eventi del genere non siano del tutto inediti, la loro frequenza e severità nel contesto del cambiamento climatico globale meritano un’attenta analisi.

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