di Ennio Bassi
Mentre 15.000 soldati e una portaerei americana si avvicinano al Venezuela, Trump non esclude un attacco via terra per far cadere Maduro. E apre anche alla possibilità di operazioni militari contro i cartelli in Messico
La lotta contro i cartelli della droga sta assumendo contorni sempre più militarizzati. Il presidente americano Donald Trump ha confermato l’invio di truppe verso il Venezuela e ha lasciato intendere che un intervento diretto nel Paese sudamericano non è da escludere. Allo stesso tempo, ha aperto all’ipotesi di raid militari anche in Messico, in un’escalation retorica e strategica che sta preoccupando più di un osservatore internazionale.
Secondo fonti della Casa Bianca riportate dalla CNN, il Pentagono ha già dispiegato 15.000 soldati e una delle portaerei statunitensi più avanzate nella regione caraibica. L’obiettivo? Aumentare la pressione sul presidente venezuelano Nicolás Maduro, nella speranza che questa dimostrazione di forza lo spinga alle dimissioni, evitando così un intervento diretto. Ma il margine per la diplomazia appare sempre più stretto.
“Maduro non è stato buono con noi”, ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti nello Studio Ovale. E ha aggiunto: “Non escludo nulla. Dobbiamo solo occuparci del Venezuela”, accusando Caracas di aver fatto arrivare “centinaia di migliaia di persone dalle prigioni” negli Stati Uniti.
Il tycoon, però, ha anche lasciato aperta la porta a un dialogo: “Probabilmente parlerò con Maduro, vedremo come va”, ha detto, senza però fornire dettagli su eventuali incontri ufficiali. Alcuni diplomatici sono al lavoro per facilitare un faccia a faccia, ma la situazione resta estremamente fluida.
In parallelo, anche il Messico finisce nel mirino della Casa Bianca. Alla domanda di un giornalista se autorizzerebbe un raid oltreconfine per fermare i cartelli della droga, Trump ha risposto: “Per me va bene. Qualunque cosa serva per fermare il traffico di droga”. Parole che, inevitabilmente, sollevano interrogativi sul rispetto della sovranità nazionale e sulle possibili reazioni del governo messicano.
L’annuncio ha suscitato forti reazioni. Tra i primi commenti spicca quello dell’utente “Pensatore Attivo”, che su una piattaforma online ha scritto:
“Trump è semplicemente folle. Va bene la guerra al traffico di droga, ma non può usarla come scusa per invadere i Paesi che vuole. La strategia deve essere condivisa e rispettare l’integrità territoriale.”
Sullo sfondo resta la domanda chiave: Trump sta davvero pianificando una nuova guerra nel continente americano o si tratta dell’ennesima provocazione destinata a restare sul piano retorico? Di certo, l’invio di truppe e l’impiego di una portaerei indicano che l’amministrazione statunitense sta preparando tutti gli scenari, anche quelli più estremi.
Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. Caracas non ha ancora risposto ufficialmente, ma Maduro stretto tra pressioni interne e crescenti difficoltà economiche non potrà ignorare a lungo la minaccia che si profila ai suoi confini.
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