di Ennio Bassi
Il deficit resta sotto controllo, ma l’Italia è ancora nel mirino per debito elevato e bassa competitività. Sullo sfondo, il possibile impatto politico per un governo che punta sul rilancio interno e sull’uso strategico del PNRR
La Commissione europea certifica un’Italia in affanno sul fronte della crescita economica. Mentre l’Eurozona e l’Unione europea nel complesso superano le attese, l’Italia rallenta bruscamente e si colloca stabilmente nella parte bassa della classifica. La stima del PIL per il 2025 si ferma allo 0,8%, dopo un magro 0,4% previsto per la fine di quest’anno. Numeri che, per Bruxelles, confermano un trend strutturale di debolezza rispetto ai principali partner europei.
Nel dettaglio, solo Germania e Finlandia faranno peggio dell’Italia nel 2024, mentre nel 2027 Roma sarà addirittura ultima tra tutti i 27. Un elemento destinato a pesare nel dibattito interno, proprio mentre il governo Meloni punta a consolidare la propria agenda economica, anche attraverso lo strumento del PNRR e una manovra orientata a difesa, investimenti pubblici e alleggerimento fiscale.
Dal punto di vista dei conti pubblici, il deficit italiano resta nei binari tracciati: il 3% atteso a fine 2024 è in linea con il Documento programmatico di bilancio presentato a Bruxelles, e per il momento la Commissione non solleva rilievi formali. Tuttavia, per poter chiudere la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, sarà necessario attendere i dati ufficiali del 2025 che Eurostat certificherà solo in primavera 2026.
Difesa, PNRR e nuovo Patto di stabilità: le partite politiche aperte
Una questione tutt’altro che tecnica, perché l’uscita dalla procedura sarebbe politicamente decisiva per Roma. Solo in quel caso, infatti, il governo potrebbe invocare le clausole di flessibilità previste dal nuovo Patto di stabilità per finanziare ulteriori spese in settori strategici come la difesa. La Commissione, tuttavia, sottolinea che la nuova governance economica prevede un’interpretazione più rigorosa anche in presenza di deficit leggermente sotto il 3% — ad esempio un 2,99% potrebbe non bastare se determinato da arrotondamenti statistici.
In attesa del pacchetto d’autunno del Semestre europeo, previsto per il 25 novembre, Bruxelles ha già anticipato alcune valutazioni sulle politiche di bilancio degli Stati membri. Il quadro italiano, pur rimanendo formalmente nei parametri, è condizionato da un debito pubblico atteso in crescita: dal 136,4% del PIL nel 2025 al 137,9% nel 2026, con un lieve calo al 137,2% nel 2027. Secondo le proiezioni, l’Italia rimarrà tra i soli quattro Paesi dell’Unione con un debito superiore al 100% del PIL, insieme a Grecia, Francia e Belgio.
Consumi al palo, risparmio in crescita: segnali da leggere politicamente
A pesare sulla dinamica economica è soprattutto la debolezza della domanda interna. “I consumi delle famiglie restano stagnanti, con un aumento del risparmio precauzionale”, ha osservato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis. Un messaggio che suona come un campanello d’allarme per il governo, che finora ha fatto leva su misure redistributive e incentivi settoriali per stimolare la spesa.
Bruxelles vede invece segnali positivi negli investimenti pubblici e nella spesa in conto capitale da parte delle imprese, in parte trainati dall’attuazione del PNRR. Ma l’effetto complessivo sulla crescita resta marginale. Intanto, sul piano politico, si rafforza il pressing sull’esecutivo per un cambio di passo: Bankitalia ha sottolineato la necessità di “rilanciare la crescita oltre l’1%”, mentre l’Istat conferma un’inflazione sotto controllo (+1,2% annuo a ottobre), ma un carrello della spesa ancora sotto pressione.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Italia fanalino di coda in Europa: Bruxelles boccia la crescita, incognita sul deficit proviene da Associated Medias.

