di Carlo Longo

Una nuova testimonianza potrebbe riaprire il caso dell’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in Congo nel 2021. Documenti e mappe suggeriscono che il convoglio fosse diretto verso una zona mineraria strategica legata al niobio. La procura di Roma valuta nuovi elementi

attanasioA tre anni dalla morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in Congo il 21 febbraio 2021 durante un attacco contro un convoglio del World Food Programme, emerge una testimonianza inedita che potrebbe cambiare il quadro investigativo. Nonostante il procedimento si sia chiuso per due funzionari del Pam con un non luogo a procedere per difetto di giurisdizione, la procura di Roma mantiene aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti.

La nuova pista arriva da una dichiarazione considerata altamente rilevante, raccolta dagli avvocati della famiglia Attanasio nell’ambito delle indagini difensive e affidata a esperti internazionali. L’agenzia Adnkronos racconta come questa testimonianza stia già attirando l’attenzione dei magistrati.

Documenti e mappe: il convoglio sarebbe stato diretto verso un’area mineraria strategica

Secondo il nuovo testimone, materiale fotografico, coordinate geografiche e cartografie lascerebbero intendere che il convoglio non fosse diretto verso la destinazione ufficiale, ma piuttosto verso la zona di Rutshuru-Lueshe, un’area ricca di pirocloro-niobio.

Il niobio è un minerale raro e strategico, al centro di forti interessi internazionali. Le sue leghe resistenti alle alte temperature sono cruciali per la produzione di velivoli ipersonici e sistemi militari avanzati, in particolare quelli sviluppati dalla Russia. La presenza di questa miniera, storicamente associata ad attività e investimenti russi, renderebbe la zona altamente sensibile dal punto di vista geopolitico.

Se questa ricostruzione fosse confermata, l’ambasciatore potrebbe essere stato coinvolto in una missione più complessa e delicata di quanto finora ufficialmente noto.

La dinamica dell’agguato e l’incontro imprevisto con i ranger

L’attacco avvenne nella zona di Kibumba, nel Nord Kivu. Gli assalitori uccisero l’autista del convoglio e trascinarono fuori dall’auto l’ambasciatore e il carabiniere che lo accompagnava. Secondo i primi accertamenti, i rapitori cercarono di condurre Attanasio verso un’area collinare fitta di vegetazione, probabilmente per un sequestro.

Proprio in quella fase, però, avvenne un incontro inatteso con ranger che garantivano la sicurezza ai lavoratori dell’area conosciuta come “Tre Antenne”. Da quel momento la situazione precipitò: i colpi esplosi causarono la morte immediata del carabiniere Iacovacci e ferirono gravemente l’ambasciatore, che morì poco dopo il trasferimento all’ospedale delle Nazioni Unite di Goma.

La fonte: “State indagando su un dossier molto sensibile”

La persona che ha fornito la testimonianza – mantenuta riservata per motivi di sicurezza – ha affermato di possedere materiale che indicherebbe senza ambiguità la direzione effettiva del convoglio verso la miniera di niobio. L’uomo ha inoltre raccontato di aver subito diversi furti nella propria abitazione e di temere ritorsioni.

“State toccando un dossier estremamente delicato”, avrebbe riferito al consulente legale della famiglia Attanasio. “La verità continua a essere un incubo: nessuno conosce realmente la missione che l’ambasciatore stava svolgendo”.

Questi nuovi elementi, già consegnati alla procura, potrebbero ora offrire una chiave diversa per ricostruire il contesto e le motivazioni dell’agguato.

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