di Carlo Longo

La povertà assoluta in Italia continua ad aumentare: oltre 5,7 milioni di persone vivono in condizioni critiche. Il Rapporto Caritas 2025 evidenzia disuguaglianze economiche, fragilità sociali e nuove povertà, dall’azzardo alla violenza di genere fino alla povertà energetica

povertàIn Italia la povertà assoluta non accenna a diminuire e, anzi, continua a espandersi. Negli ultimi dieci anni il numero di persone coinvolte è cresciuto senza pause, arrivando a 5,7 milioni di individui e 2,2 milioni di famiglie, pari all’8,4% dei nuclei del Paese. Un incremento del 43,3% che segnala come la mancanza di risorse essenziali sia diventata una condizione stabile e non più episodica.

A restituire questa fotografia è il Rapporto su povertà ed esclusione sociale 2025 di Caritas Italiana, pubblicato alla vigilia della Giornata mondiale dei poveri. Il documento, intitolato “Fuori campo: lo sguardo della prossimità”, richiama l’attenzione su ciò che rimane nascosto nei margini della società: realtà che sfuggono alla politica, ma incidono profondamente sulla vita quotidiana. Come sottolinea don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, il “fuori campo” rappresenta quella parte invisibile che regge l’intero sistema sociale, pur non apparendo mai nella scena principale.

Disuguaglianze crescenti: salari fermi e ricchezza concentrata

Il Rapporto segnala una frattura economica sempre più profonda. L’Italia è l’unico Paese OCSE in cui, dal 1990 al 2020, i salari medi reali sono diminuiti del 2,9%. Contemporaneamente sono aumentati i lavoratori con retribuzioni basse, passati dal 25,9% al 32,2%, soprattutto tra giovani, donne, lavoratori part-time e residenti nel Mezzogiorno.

Alla stagnazione salariale si aggiunge una distribuzione della ricchezza sempre più sbilanciata. I 50.000 adulti più facoltosi hanno più che raddoppiato il loro patrimonio dagli anni ’90, mentre i 25 milioni di italiani con meno risorse hanno visto scendere il patrimonio medio a circa 7.000 euro pro capite. Un dato emblematico riguarda i risparmi: almeno 10 milioni di adulti dispongono di meno di 2.000 euro di liquidità, insufficiente per far fronte a un imprevisto.

La fotografia complessiva evidenzia come il 10% delle famiglie più benestanti possieda il 60% della ricchezza nazionale. Il patrimonio medio nazionale è di circa 190.000 euro, ma questa media nasconde un divario generazionale e sociale sempre più accentuato, con opportunità che si concentrano in poche mani e svantaggi che si tramandano.

Fragilità sovrapposte: quando la povertà diventa multidimensionale

Accanto alla povertà economica emerge una forma più complessa e articolata di disagio. Nel 2024 Caritas ha sostenuto 277.775 famiglie, pari a circa il 12% di quelle in povertà assoluta. Si tratta di un numero in crescita del 3% rispetto all’anno precedente e del 62,6% rispetto al 2014. La maggior parte delle persone accolte presenta almeno due ambiti di difficoltà, mentre un terzo ne affronta tre o più.

Le situazioni di disagio riguardano precarietà abitativa, isolamento sociale, problemi psicologici, livelli di istruzione bassi, dipendenze, irregolarità giuridica e debiti cronici. Secondo un recente studio promosso da Caritas, oltre il 67% delle persone con criticità in almeno tre ambiti si colloca nelle fasce di vulnerabilità medio-alta o alta. Il Rapporto sottolinea che gli interventi meramente assistenziali non sono più sufficienti: servono percorsi che restituiscano autonomia e prospettive future.

Il peso dell’azzardo: una rete che consuma reddito e tempo

Tra i fenomeni più trascurati emerge il gioco d’azzardo, ormai radicato come struttura diffusa sul territorio italiano. Nel 2024 la spesa complessiva ha toccato i 157 miliardi di euro, con perdite superiori ai 20 miliardi. Accanto all’impatto economico c’è una perdita spesso ignorata: quella del tempo. Sono state dedicate al gioco 835 milioni di ore, sottratte a relazioni, formazione, cura personale e lavoro.

L’azzardo colpisce soprattutto chi ha meno risorse, con effetti più gravi nelle regioni economicamente fragili. Ogni euro perso pesa maggiormente sui bilanci familiari, trasformando questo settore in un amplificatore delle disuguaglianze sociali.

Violenza di genere e povertà: un legame che resta sommerso

Il Rapporto dedica un’analisi specifica alla connessione tra violenza domestica e impoverimento. Nel 2023 oltre 60.000 donne hanno richiesto aiuto ai Centri antiviolenza, spesso prive di autonomia economica. Nei servizi Caritas sono sempre più frequenti forme di violenza meno visibili, come quella economica o psicologica. Il 76% delle donne accolte non dispone di reddito proprio e quasi l’80% ha figli che vivono indirettamente o direttamente la situazione di violenza.

La fascia d’età più rappresentata è tra i 45 e i 54 anni, ma cresce il numero delle giovani che chiedono sostegno. Le donne italiane costituiscono la maggioranza, mentre le straniere incontrano ulteriori ostacoli legati a barriere culturali e burocratiche. Per uscire dalla violenza servono percorsi strutturati che garantiscano sicurezza, indipendenza economica e supporto abitativo.

Povertà energetica: una nuova frontiera della disuguaglianza

Un’ulteriore forma di esclusione riguarda l’accesso all’energia. Nel 2023 la povertà energetica ha coinvolto 2,36 milioni di famiglie, pari al 9% del totale, il valore più alto mai registrato in Italia. Le famiglie con redditi bassi dedicano alla spesa energetica una quota molto superiore rispetto ai nuclei più benestanti, subendo maggiormente l’aumento dei costi e la riduzione dei bonus.

Il Rapporto distingue tra famiglie vulnerabili, assistite ed escluse energeticamente. Quest’ultimo gruppo è il più fragile: non riesce ad accedere né alle politiche di sostegno né alle tecnologie che permetterebbero di ridurre i consumi. Un problema particolarmente critico in una fase storica in cui la transizione ecologica richiede investimenti che molti non possono sostenere.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Povertà in Italia 2025: disuguaglianze in crescita, fragilità sociali e nuove forme di esclusione proviene da Associated Medias.