di Ennio Bassi
Bruxelles punta a impiegare i 185 miliardi bloccati per aiutare l’Ucraina, ma il governo belga impone tre condizioni e avverte: “Non saremo gli unici a pagare le conseguenze legali”
L’Unione Europea è determinata a sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia anche ricorrendo a misure straordinarie. Tra queste, una delle più discusse è l’utilizzo dei 185 miliardi di euro in asset pubblici russi congelati principalmente depositati presso Euroclear, istituto finanziario con sede in Belgio per finanziare una linea di credito da 140 miliardi a favore di Kiev. Ma il progetto, promosso dalla Commissione Europea e reso possibile dal recente 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca, è oggi ostacolato proprio dal Belgio, custode della maggior parte di quei fondi.
Il nodo centrale è giuridico: l’iniziativa, nella forma attuale, rischia di configurarsi come un esproprio degli asset sovrani russi, violando il principio dell’immunità statale. Finora, l’Ue si era limitata a reinvestire gli interessi generatidai fondi congelati, lasciando intatti i capitali. Passare all’utilizzo diretto degli asset significherebbe esporsi a enormi richieste di risarcimento e danneggiare irreparabilmente la credibilità giuridica internazionale dell’Unione.
Il primo ministro belga Bart De Wever ha chiarito le tre condizioni imprescindibili per il via libera di Bruxelles:
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Mutualizzazione del rischio legale tra tutti gli Stati membri;
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Garanzie finanziarie concrete da parte degli altri Paesi per eventuali rimborsi;
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Coinvolgimento di tutti i Paesi UE in cui siano presenti asset russi, non solo del Belgio.
“Siamo gli unici ha dichiarato De Wever a fornire extraprofitti all’Ucraina tramite Euroclear. Se il progetto dovesse fallire, saremo noi a subire le conseguenze legali e finanziarie. Serve una vera solidarietà europea”.
La ferma opposizione belga si riflette nelle difficoltà di costruire un consenso unanime. Nella dichiarazione finale del vertice europeo del 23 ottobre, firmata da 26 dei 27 Stati membri (con l’Ungheria astenuta), si invita la Commissione a presentare nuove proposte, ma si evita ogni riferimento diretto alla confisca. Il testo sottolinea solo che i beni russi “dovranno rimanere congelati fino alla fine della guerra e al pagamento dei danni da parte di Mosca”, una formula ambigua che lascia spazio a interpretazioni.
Intanto, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz spingono per l’approvazione del piano, nonostante le forti perplessità giuridiche e politiche. Secondo quanto riportato da Politico, Bruxelles sarebbe in “corsa contro il tempo”: da un lato, l’Ucraina rischia di esaurire i fondi entro marzo; dall’altro, si teme la nascita di un fronte scettico tra Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che potrebbe paralizzare il processo decisionale.
La situazione è resa ancor più delicata dalla difficoltà di introdurre nuovi eurobond a causa della disciplina fiscale incerta di molti Paesi membri. Ecco perché, per alcuni, la requisizione dei fondi russi rappresenta l’unica via percorribile per continuare ad aiutare Kiev, anche a costo di sfidare equilibri giuridici e politici fondamentali.
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L’articolo L’Ue vuole usare gli asset russi congelati per finanziare Kiev, ma il Belgio alza il veto: “Questione di credibilità” proviene da Associated Medias.

