di Redazione
Quasi un adolescente su due in Italia ricorre all’Intelligenza Artificiale per trovare conforto emotivo. I dati dell’Atlante dell’Infanzia a Rischio 2024 di Save the Children descrivono una generazione online
C’è una figura con cui gli adolescenti italiani si confidano: non ha un volto, ma è disponibile 24 ore su 24. Si tratta dell’Intelligenza Artificiale e, secondo il nuovo Atlante dell’Infanzia a Rischio 2024 pubblicato da Save the Children, il 92,5% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni l’ha integrata nella propria quotidianità. Di questi, quasi uno su tre ne fa uso ogni giorno, mentre solo il 7,5% dichiara di non utilizzarla mai.
Tra i più gettonati ci sono i chatbot come ChatGPT, Claude e Character AI, usati dal 68,3% degli adolescenti. Seguono gli strumenti di traduzione (42,5%) e gli assistenti vocali (33,3%). Ma non è solo la tecnologia in sé a interessare i giovani: è il modo in cui questa riesce a rispondere a bisogni profondi e personali. Quasi il 42% degli intervistati si è rivolto all’IA per affrontare momenti di tristezza, solitudine o ansia, mentre un numero simile (42,8%) ha cercato consigli su decisioni importanti legate a relazioni, scuola o lavoro.
Sorprendentemente, il 63,5% dei ragazzi ha affermato di aver trovato più soddisfacente parlare con un’intelligenza artificiale che con una persona reale. Il motivo? L’IA è “sempre disponibile” (28,8%), “non giudica” (12,4%) e “capisce” (14,5%). Quasi la metà degli utenti ha anche condiviso informazioni personali con i chatbot. È l’emblema di una nuova generazione che cerca conforto e orientamento nell’unica voce che non interrompe mai il dialogo: quella dell’algoritmo.
Distanza generazionale e funzioni dell’IA
Il confronto con gli adulti è netto: solo il 46,7% degli over 18 utilizza strumenti di intelligenza artificiale e meno dell’8% lo fa quotidianamente. Questo divario evidenzia non solo un gap generazionale nell’uso della tecnologia, ma anche una diversa concezione dei ruoli che l’IA può ricoprire nella vita privata.
Per i giovani, oltre che strumento di svago (21,4%), è anche un alleato nello studio (35,2%) e nella scrittura (18,7%). Il 7,1% la usa per migliorare il proprio benessere emotivo e il 4,2% per trovare compagnia. L’Atlante fotografa così un cambiamento già avvenuto: l’IA è diventata una presenza stabile nella vita degli adolescenti, capace di influenzare anche la sfera affettiva ed emotiva.
Il rovescio della medaglia: isolamento e cultura dimenticata
Nonostante l’iperconnessione digitale, molti giovani faticano a mantenere una relazione equilibrata con il mondo reale. Un adolescente su due non ha mai visitato una mostra o un museo nel 2024, con picchi negativi nel Mezzogiorno (solo il 39,5% ne ha visitati). Il 46,2% non legge nemmeno un libro al di fuori di quelli scolastici e il 21% non è mai andato al cinema.
Il divario culturale è fortemente influenzato dal contesto familiare: tra i figli di genitori laureati, il 66% visita mostre, contro il 32,9% tra chi ha genitori con titolo di studio inferiore. I numeri non migliorano sul fronte dell’attività fisica: il 18,1% dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni non pratica nessuno sport, e in Calabria la quota sale oltre il 35%.
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