di Ennio Bassi
Migliaia di email e appunti di Jeffrey Epstein, diffusi da una commissione del Congresso, rivelano il tentativo sistematico del finanziere di raccogliere informazioni compromettenti su Donald Trump
«È pazzesco, perché io sono l’unico in grado di abbatterlo». È questa la frase-simbolo che emerge da una delle email più inquietanti scritte da Jeffrey Epstein, il controverso finanziere morto in carcere nel 2019. Un messaggio rivolto a un conoscente, datato fine 2018, che ha riacceso le polemiche e i sospetti su un possibile dossier segreto contro Donald Trump. A pubblicare il documento è stata la Commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti, che ha diffuso oltre 23.000 file – tra email, note e messaggi – contenenti riferimenti a contatti, ipotesi di ricatto, scambi con giornalisti e tentativi di influenzare governi stranieri.
Le nuove rivelazioni arrivano in un momento politicamente delicato: il Congresso è a un passo dal votare una legge che obbligherebbe il Dipartimento di Giustizia a rendere pubblici tutti i materiali ancora riservati sul caso Epstein. Il presidente Trump ha bollato l’iniziativa come una “nuova montatura dei Democratici”, ma all’interno del suo stesso partito cresce il fronte di chi vuole trasparenza.
Ricatti, foto, conti bancari: l’ossessione Epstein per Trump
La documentazione copre il periodo tra il 2011 e il 2019. In quegli anni, Epstein – già condannato in Florida per reati sessuali – tenta di riabilitare la propria immagine, ma parallelamente dedica un’attenzione ossessiva all’allora tycoon Trump, divenuto presidente nel 2017. Pur non risultando scambi diretti tra i due, le email mostrano come Epstein seguisse da vicino ogni mossa del magnate, annotando pettegolezzi, scandali e debolezze.
Nel 2012 chiese al suo avvocato Reid Weingarten di indagare sul mutuo di Mar-a-Lago e su un misterioso prestito da 30 milioni di dollari. Nel 2019, pochi giorni prima del suo arresto, il suo commercialista Richard Kahn scrisse di aver trovato nove anomalie nelle finanze presidenziali: «100 pagine di assurdità», affermava in una email.
Epstein raccontava anche episodi curiosi: in un messaggio al giornalista Landon Thomas Jr. del New York Times, propose di fornire «foto di Donald con ragazze in bikini nella mia cucina». In un altro scambio, narrava come Trump, durante una visita nella sua villa, fosse così distratto da giovani donne in piscina da sbattere contro una porta a vetri.
Un “promemoria” inquietante: Trump sapeva, ma non partecipò
Forse il messaggio più controverso è una email che Epstein inviò a se stesso il 1° febbraio 2019: «Trump sapeva tutto… è venuto a casa mia molte volte in quel periodo. Ma non ha mai ricevuto un massaggio». Una frase ambigua che – pur scagionando Trump da eventuali accuse dirette di abusi – smentisce la versione ufficiale della Casa Bianca, secondo cui il presidente non era a conoscenza delle attività criminali di Epstein.
L’ombra internazionale: l’offerta a Mosca
I file contengono anche riferimenti inquietanti al contesto geopolitico. Nel 2018, Epstein scrisse all’ex premier norvegese Thorbjørn Jagland, allora segretario generale del Consiglio d’Europa, proponendo di offrire ai russi informazioni su Trump: «Potresti suggerire a Putin che Lavrov parli con me». Jagland avrebbe risposto che avrebbe riferito al ministero degli Esteri di Mosca. Epstein sosteneva inoltre che l’ambasciatore russo all’ONU, Vitaly Churkin, «aveva capito Trump dopo le nostre conversazioni». Il legame tra queste email e il vertice Trump–Putin di Helsinki (2018) è ora oggetto di nuove attenzioni da parte dei Democratici.
Un clima tossico in vista del voto al Congresso
La situazione potrebbe aggravarsi nei prossimi giorni. Lo speaker repubblicano Mike Johnson ha annunciato che il Congresso voterà a breve una proposta di legge per rendere pubblici i file Epstein ancora secretati. Il disegno di legge ha raggiunto il quorum grazie alla firma della neoeletta deputata dem Adelita Grijalva, e si prevede che oltre 100 repubblicani lo appoggeranno, sfidando la linea presidenziale.
Il Senato resta un ostacolo e, anche in caso di approvazione, il presidente Trump potrebbe porre il veto. Ma un gesto del genere potrebbe alimentare i sospetti e irritare la base repubblicana più radicale, già incline a credere che Epstein non si sia suicidato ma sia stato eliminato per ragioni politiche, come affermato più volte dal fratello Mark.
Un mosaico di accuse, silenzi e calcoli politici
Tutti gli indizi puntano in una direzione: Jeffrey Epstein sapeva qualcosa di grosso. Lo lasciava intendere, lo scriveva, lo sussurrava a contatti potenti. Alcuni messaggi parlano di strategie mediatiche per “coprire” Trump, altri sembrano volerlo incastrare. «So quanto è losco Donald», scriveva nel 2018 parlando dello scandalo Stormy Daniels. Al giornalista Michael Wolff, che lo sollecitava a “lasciar cadere Trump da solo”, Epstein rispondeva con ambiguità.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Epstein: “Sono l’unico che può abbatterlo”. Nuovi documenti agitano la presidenza Trump proviene da Associated Medias.

