di Ennio Bassi

Alta tensione nei Caraibi dopo l’arrivo della portaerei americana USS Gerald Ford. Caracas schiera l’esercito e denuncia “minacce di invasione”. L’ONU invoca la diplomazia

Il clima nei Caraibi torna a farsi incandescente. Con l’arrivo della portaerei statunitense USS Gerald Ford, la più imponente della marina americana, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha ordinato la mobilitazione dell’esercitoe dei “volontari armati” per prepararsi a quella che definisce una possibile invasione da parte degli Stati Uniti.

Secondo la televisione di Stato, Caracas avrebbe attivato un piano di “resistenza prolungata” su modello vietnamita, con unità militari disperse in oltre 280 località strategiche del Paese pronte ad azioni tattiche e di sabotaggio. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, figura centrale del regime militare venezuelano, ha dichiarato lo stato di allerta generale, annunciando misure straordinarie per la protezione delle infrastrutture sensibili: centrali elettriche, reti idriche, stazioni di servizio, scorte alimentari e vie di comunicazione.

La minaccia percepita da Caracas ha trovato eco nelle parole dello stesso Maduro, che ha accusato Washington di voler riportare in vigore la Dottrina Monroe, storicamente usata dagli Stati Uniti per giustificare ingerenze in America Latina. “Il Venezuela non accetterà alcun tipo di controllo mascherato da lotta al narcotraffico”, ha scritto Maduro in una lettera aperta ai leader della CELAC, riuniti in Colombia. “La nostra America non sarà mai più il teatro di colpi di Stato o invasioni per rubare le nostre ricchezze”.

Le tensioni sono esplose a seguito del dispiegamento del gruppo d’attacco navale guidato dalla Gerald Ford, composto da oltre 4.000 marinai e decine di aerei da guerra, ufficialmente in risposta alle crescenti attività dei cartelli del narcotraffico. Ma per Maduro, si tratta dell’anticamera di un intervento armato.

Le Nazioni Unite hanno espresso “profonda preoccupazione”, invitando le parti a una de-escalation immediata e a perseguire una via diplomatica.

Ad alimentare lo scontro, anche l’attacco aereo ordinato dal presidente Donald Trump contro presunte imbarcazioni narcos nelle acque territoriali venezuelane, che avrebbe causato la morte di almeno 76 persone, secondo fonti locali. Gavin Newsom, governatore democratico della California, ha duramente criticato l’operazione: “È stato agghiacciante vedere navi fatte esplodere senza trasparenza e senza autorizzazione del Congresso. Che fine ha fatto lo Stato di diritto?”, ha dichiarato da Belém, dove si svolge il vertice ONU sul clima.

Intanto, l’opposizione venezuelana torna a farsi sentire. La leader in esilio e Premio Nobel per la Pace María Corina Machado, intervenuta in videoconferenza da una località segreta, ha definito la situazione “un punto di svolta non solo per il Venezuela, ma per tutta l’America Latina”.

Nel frattempo, Mosca ha inviato le prime forniture militari per rafforzare la difesa aerea del Venezuela, confermando il proprio sostegno strategico a Caracas. La crisi rischia ora di innescare nuove dinamiche da Guerra Fredda in una regione già segnata da instabilità politica ed economica.

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L’articolo Venezuela, Maduro mobilita l’esercito: “Pronti a una guerriglia stile Vietnam contro gli Stati Uniti” proviene da Associated Medias.