di Ennio Bassi

Dieci anni fa, il più grave attacco terroristico nella storia della Francia: 130 morti e centinaia di feriti. Il processo non ha ancora chiuso tutti i conti con il passato

La notte del 13 novembre 2015 resterà impressa nella memoria collettiva come uno dei momenti più bui della storia recente della Francia. Un attacco terroristico coordinato, senza precedenti per portata e violenza, ha colpito il cuore di Parigi. Sei attentati simultanei in diversi punti della capitale, orchestrati da un commando jihadista affiliato allo Stato Islamico, causarono la morte di 130 persone e il ferimento di oltre 400, 99 delle quali in modo grave.

Tutto cominciò allo Stade de France, a Saint-Denis, dove si stava disputando un’amichevole tra Francia e Germania, alla presenza del presidente François Hollande. Due esplosioni nei pressi degli ingressi causarono le prime vittime e costrinsero all’evacuazione dello stadio. Poco dopo, la violenza si spostò nel centro della capitale, dove i terroristi aprirono il fuoco contro i clienti di vari locali affollati del X e XI arrondissement: Le Petit Cambodge, Le Carillon, La Bonne Bière, Casa Nostra, La Belle Équipe e Comptoir Voltaire. Ovunque sangue e panico.

Ma l’attacco più crudele avvenne al teatro Bataclan, durante il concerto della band americana Eagles of Death Metal. Tre uomini armati irruppero nella sala piena, sparando sulla folla. Per chi non riuscì a fuggire, cominciò una lunga notte di terrore: una presa d’ostaggi terminata solo con l’assalto delle forze speciali. Al Bataclan persero la vita 90 persone.

L’unico membro sopravvissuto del commando, Salah Abdeslam, fu arrestato mesi dopo a Bruxelles. Cittadino francese di origini marocchine, naturalizzato belga, è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Secondo il giudice, il suo giubbotto esplosivo non funzionò correttamente, ma la difesa ha sempre sostenuto che Abdeslam rinunciò volontariamente a farsi esplodere.

A dieci anni dai fatti, la vicenda giudiziaria resta aperta. La Procura nazionale antiterrorismo francese ha avviato due nuove inchieste. La prima riguarda una chiavetta USB contenente propaganda jihadista, trovata in possesso di Abdeslam durante la detenzione, e che sarebbe stata fornita illegalmente dalla sua ex compagna, Maëva B., una 27enne francese convertita all’islam radicale. La seconda indagine riguarda un presunto piano terroristico che coinvolgerebbe la stessa donna, un minorenne di 17 anni residente nell’Hérault e un ventenne dell’Isère, che Maëva avrebbe sposato con rito religioso.

Mentre la Francia si prepara a commemorare le vittime con cerimonie ufficiali e momenti di raccoglimento, il decennale della strage ricorda al Paese — e all’Europa — che la minaccia del terrorismo non è mai del tutto alle spalle.

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