di Redazione

Washington dispiega la più potente portaerei del mondo nell’area del Southcom per combattere il narcoterrorismo. Caracas reagisce lanciando una mobilitazione militare su larga scala e accusa gli USA di minacce imperialiste

Gli Stati Uniti intensificano la loro pressione sul regime di Nicolás Maduro con una mossa militare di grande impatto simbolico e operativo: l’arrivo della USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei al mondo, nelle acque di competenza del Comando meridionale (Southcom), responsabile per l’America Latina.

La guerra contro i narcos

«Il gruppo aeronavale Gerald R. Ford è ufficialmente entrato l’11 novembre nella zona operativa del Southcom», ha dichiarato il Pentagono in una nota. Il gruppo comprende quattro squadriglie di caccia F/A-18E Super Hornet ed è scortato da tre cacciatorpediniere lanciamissili. Secondo il comunicato, la missione ha l’obiettivo dichiarato di sostenere la strategia del presidente per “smantellare le organizzazioni criminali transnazionali e contrastare il narcoterrorismo in difesa della patria”.

Dietro la retorica della sicurezza, però, si intravede una netta postura strategica rivolta al Venezuela, in un momento di crescente tensione tra Washington e Caracas. Gli Stati Uniti non sembrano intenzionati ad ammorbidire la propria linea nei confronti del governo Maduro, considerato illegittimo da larga parte dell’Occidente.

Il governo del Venezuela accusa gli USA

La risposta venezuelana non si è fatta attendere. Il ministero della Difesa ha annunciato l’avvio di un vasto dispiegamento di forze armate terrestri, navali, fluviali, aeree e missilistiche, come parte di un “piano di difesa della sovranità”. Le esercitazioni, ordinate direttamente dal presidente Maduro, si stanno svolgendo su tutto il territorio nazionale e coinvolgono anche milizie civili. Obiettivo dichiarato: coordinare una mobilitazione totale in caso di aggressione esterna.

Il governo venezuelano ha accusato gli Stati Uniti di alimentare una minaccia imperialista, celata sotto il pretesto della lotta al narcotraffico. A rafforzare le preoccupazioni internazionali è intervenuta la rivelazione della CNN secondo cui il Regno Unito avrebbe sospeso, già da oltre un mese, la condivisione di informazioni di intelligence con gli Stati Uniti riguardo le imbarcazioni sospettate di traffico di droga nei Caraibi. Londra teme infatti che tali dati possano essere utilizzati per giustificare azioni militari unilaterali e potenzialmente illegali.

Una frattura significativa tra due storici alleati nella lotta al narcotraffico. Secondo le fonti britanniche, le recenti operazioni statunitensi — iniziate a settembre e costate la vita a 76 persone — rappresenterebbero una deriva bellica contraria al diritto internazionale, solitamente basato su arresti e sequestri in acque internazionali, non su attacchi armati.

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