di Martina Esposito
La direttrice del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia racconta il passato, il presente e il futuro del luogo che ha ospitato la presentazione del Rapporto 2025 sul welfare in Italia
Al Forum in cui Unipol e The European House – Ambrosetti hanno presentato il Rapporto 2025 del Think Tank “Welfare, Italia” si è discusso di capitale umano, previdenza complementare, formazione, sanità integrativa e, soprattutto, di giovani. Ma uno dei protagonisti del convegno è stato anche il luogo che lo ha ospitato: le Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, uno spazio culturale dalla vocazione sociale che appartiene all’ASL Roma 1. A raccontarcene la storia e i nuovi progetti è stata la direttrice del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, Paola Casali.
In che modo il Complesso di Santo Spirito valorizza il dialogo tra cultura e politiche sociali?
Premetto che il luogo è stato voluto fortemente da Papa Innocenzo III, nel 1200: si tratta del più antico ospedale d’Europa, probabilmente della storia dell’umanità. Nella costruzione di questo spazio, Papa Innocenzo III pensò a tre categorie di persone: innanzitutto ai più bisognosi, ai diseredati, agli ultimi, coloro che morivano lungo le strade di Borgo, il quartiere accanto al Vaticano, offrendo loro un’opportunità di inclusione, accoglienza e cura. In secondo luogo, il Papa pensò ai pellegrini, che già all’epoca – un secolo prima del primo giubileo – si recavano a Roma a vedere la tomba del discepolo Pietro, e in terzo luogo ai bambini, una categoria speciale. Per evitare che venissero abbandonati nelle acque del Tevere, Innocenzo III costruì la prima ruota degli esposti, probabilmente la prima al mondo: qui i bambini venivano lasciati alle cure di altri, e tanti di loro divennero poi i primi operatori sanitari di questo luogo.
Ora, come si unisce questo concetto di bellezza e cultura che le Corsie incarnano alle politiche sociali e alle politiche del territorio? A dare una vocazione culturale al luogo è stato Papa Sisto IV, che già alla fine del ‘400 pensò di affrescare le sommità di questi muri, arricchendo questo spazio e rendendolo ancora più prezioso. Lungo queste Corsie, che erano le corsie di un ospedale – la Baglivi e la Lancisi – c’erano fino al 1990 circa un migliaio di malati: da qualunque parte fossero sdraiati, potevano alleviare le sofferenze del corpo e dell’anima attraverso la bellezza di questo luogo e con la musica che veniva suonata da strumenti come arpe e organi all’interno del ciborio, ovvero l’altare che divide le due corsie. Si tratta, peraltro, dell’unica opera di Andrea Palladio presente a Roma. Insomma, questo spazio incarna un concetto estremamente innovativo, quasi un welfare ante litteram, perché qui si è pensato al benessere prima ancora che nella storia dell’umanità se ne parlasse.
Cosa sono oggi le Corsie Sistine?
Veniamo ai giorni nostri. Il ponte che ci unisce alla storia di Innocenzo III e Sisto IV è naturalmente costituito dal fatto che oggi l’ASL Roma 1 è la proprietaria del complesso monumentale: oltre a conservarlo e tutelarlo nella sua bellezza, a seguito anche di un’attività molto intensa di tre anni di restauro, l’ASL Roma 1 sta valorizzando il complesso – incluse le Corsie Sistine – attraverso una serie di eventi. Tra questi, alcuni sono aperti al pubblico, come quelli a carattere formativo: è il caso della presentazione del rapporto “Welfare, Italia” di Unipol e Ambrosetti, che per la terza volta consecutiva hanno scelto questo spazio in virtù della sua apertura e duttilità, per la sua capacità di accogliere la contaminazione positiva di idee e gli scambi di riflessione.
Si tengono qui anche eventi a carattere oneroso, come serate di gala e raccolta fondi, i cui proventi vengono poi reinvestiti dall’ASL Roma 1 attraverso bandi: ne è uscito proprio uno in questi giorni in cui si invitano con un’open call associazioni, società pubbliche e private, soggetti istituzionali, fondazioni a unirsi e a collaborare con i nostri medici, direttori di UOC – Unità Organizzative Complesse, dipartimenti e distretti. Ci sono anche progetti di carattere culturale che vengono presentati attraverso la mia UOC, ovvero l’Unità Organizzativa Complessa del Patrimonio dell’Asl Roma 1. In generale, le proposte culturali o sanitarie vengono finanziate attraverso il denaro ricavato dall’attività di valorizzazione del complesso.
Grazie quindi a Unipol e Ambrosetti per aver scelto di nuovo questo luogo, un esempio vivo di rigenerazione urbana. Mi auguro che il Complesso di Santo Spirito diventi una sorta di progetto pilota per tutti i complessi monumentali annessi a ospedali storici del nostro Paese: uno spazio che genera da un lato cultura e arricchimento, dall’altro anche posti di lavoro per i giovani, diventando così un esempio virtuoso per tutti, anche per i musei che rimangono ancora chiusi in Italia.
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