di Ennio Bassi
Ahmad al-Sharaa, a capo del governo di Damasco, incontra Donald Trump per negoziare una possibile cooperazione nella lotta all’Isis e discutere la rimozione delle sanzioni americane contro la Siria
Non accadeva dal 1946: un capo di Stato siriano è stato ufficialmente accolto a Washington. Ahmad al-Sharaa, presidente ad interim della Siria, è stato ricevuto sabato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un vertice definito “storico” dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. L’incontro, svoltosi in un clima di grande riservatezza, segna una svolta nelle relazioni tra i due paesi dopo decenni di ostilità, isolamento politico e guerra.
Coalizione anti-Isis e sanzioni: al centro dei colloqui i nodi strategici
Il dossier principale sul tavolo è l’eventuale inclusione formale della Siria nella coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Le forze siriane, già da anni attive nel contrasto al jihadismo insieme alle milizie curde e ad altri gruppi ribelli, potrebbero ora ottenere una legittimazione ufficiale nel contesto della coalizione a guida statunitense. Sarebbe un cambiamento sostanziale rispetto alla posizione americana mantenuta sotto le amministrazioni precedenti.
Parallelamente, Damasco punta a ottenere la fine delle sanzioni economiche ancora in vigore, in particolare quelle imposte dal Caesar Act, varato per punire le violazioni dei diritti umani del regime di Bashar al-Assad. Trump ha sospeso temporaneamente le misure, ma una loro revoca definitiva dipende dal voto del Congresso, dove le posizioni restano divise. Mentre alcuni senatori — come la democratica Jeanne Shaheen — sostengono una cancellazione immediata, altri, come il repubblicano Lindsey Graham, propongono un approccio più prudente con revisioni periodiche.
Una figura divisiva alla guida della nuova Siria
Ahmad al-Sharaa è una delle personalità più sorprendenti emerse dal conflitto siriano. Un tempo militante in gruppi radicali e persino detenuto in un centro di prigionia statunitense in Iraq nel 2004, ha abbandonato la lotta armata estremista ed è tornato in Siria, dove ha contribuito alla caduta del regime di Assad alla fine del 2024. A gennaio è stato nominato presidente ad interim con l’obiettivo di guidare la transizione del paese verso una nuova legittimità internazionale.
Da allora ha avviato un’intensa attività diplomatica che lo ha portato prima a Riyadh per un primo incontro con Trump, poi a ottenere l’appoggio di alcuni stati arabi moderati. Il vertice alla Casa Bianca rappresenta il punto più alto, finora, di questa campagna di reinserimento globale della Siria. Ma la figura di al-Sharaa resta controversa, anche tra gli alleati occidentali, a causa del suo passato e dei dubbi sulla reale tenuta democratica del nuovo governo.
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