di Carlo Longo
L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy ottiene la libertà vigilata dopo 20 giorni in isolamento. Divieto di contatti con imputati e testimoni nel caso dei fondi libici
A Parigi, la scena del convoglio che lascia la Maison de la Santé segna la fine di una delle detenzioni più discusse nella storia politica francese.
Nicolas Sarkozy è tornato in libertà, dopo che il tribunale delle libertà ha accolto la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali.
La decisione arriva poche settimane dopo il suo ingresso in carcere, avvenuto il 21 ottobre, a seguito della condanna a cinque anni di reclusione per associazione a delinquere nel caso dei presunti finanziamenti libici alla campagna presidenziale del 2007.
La decisione del tribunale e le condizioni della libertà vigilata
Il tribunale ha concesso la libertà vigilata, accogliendo in parte le richieste della procura. Sarkozy potrà tornare a casa, ma con restrizioni severe: gli è vietato ogni contatto con altri imputati e testimoni del processo, nonché con il ministro della Giustizia Gérald Darmanin, che gli aveva fatto visita in carcere tra le polemiche del 29 ottobre.
La notizia è stata accolta con sollievo dai familiari e dai sostenitori dell’ex capo dello Stato, presenti all’udienza insieme ai suoi avvocati, ai figli e alla moglie Carla Bruni, che non ha mai smesso di difenderlo pubblicamente.
“È stata dura, molto dura”: le prime parole di Sarkozy
Collegato in videoconferenza dalla prigione, Sarkozy ha espresso gratitudine verso il personale penitenziario per la loro umanità.
«È stata dura, molto dura – ha detto – ma voglio rendere omaggio agli agenti della Maison de la Santé che mi hanno aiutato a sopportare questo incubo».
Durante la sua detenzione, il più celebre detenuto di Francia ha vissuto in completo isolamento, sorvegliato da quattro agenti e con accesso limitato alle visite. In cella aveva portato tre libri, tra cui una biografia di Gesù e Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. Ha trascorso gran parte del tempo scrivendo un diario personale, che secondo indiscrezioni potrebbe presto diventare un libro.
Un evento senza precedenti nella Quinta Repubblica
L’incarcerazione di un ex presidente rappresenta un evento inedito nella storia della Quinta Repubblica francese.
L’opinione pubblica si è divisa tra chi parla di persecuzione giudiziaria e chi, invece, invoca il principio di uguaglianza davanti alla legge.
Un sondaggio RTL–Toluna Harris Interactive ha rivelato che il 75% dei cittadini francesi ritiene giusto che Sarkozy sia giudicato come qualsiasi altro cittadino, senza privilegi dovuti al suo passato politico.
Sostegno popolare e polemiche online
Nel corso della detenzione, i profili social della famiglia Sarkozy hanno pubblicato centinaia di messaggi di sostegno, arrivati da tutta la Francia e dall’estero.
La direzione del carcere ha confermato che ogni giorno giungevano decine di lettere, un flusso di corrispondenza «mai visto prima».
Il figlio Louis Sarkozy ha commentato la decisione della Corte d’appello su X (ex Twitter), scrivendo: «Viva la libertà», accompagnando il messaggio con una foto d’infanzia insieme al padre.
Minacce e inchieste sulla giudice del caso
L’attenzione mediatica si è concentrata anche sulla presidente del tribunale, Nathalie Gavarino, che ha letto la sentenza di condanna.
Dopo la decisione, la magistrata è stata bersaglio di minacce e insulti online, con la diffusione di notizie sul suo passato politico, tra cui la partecipazione a una manifestazione contro Sarkozy nel 2011.
Le autorità francesi hanno aperto due indagini giudiziarie per individuare i responsabili delle intimidazioni, in un clima di forte tensione tra magistratura e opinione pubblica.
Verso il processo d’appello
L’ex presidente ha più volte ribadito la sua innocenza, definendo la condanna «un’ingiustizia che non riguarda un ex capo di Stato, ma un uomo innocente».
Il processo d’appello è previsto per marzo, e potrebbe segnare un nuovo capitolo nella lunga battaglia giudiziaria di Nicolas Sarkozy.
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