di Ennio Bassi

Dopo 40 giorni di paralisi amministrativa, il Senato americano ha raggiunto un’intesa bipartisan per porre fine al più lungo shutdown nella storia degli Stati Uniti. L’accordo rinvia a dicembre la questione dei sussidi sanitari

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato ieri notte un accordo per riaprire temporaneamente il governo federale, ponendo fine a uno shutdown durato 40 giorni, il più lungo nella storia del Paese. Grazie al sostegno decisivo di otto senatori democratici, i repubblicani hanno raggiunto la soglia dei 60 voti necessari per avanzare la proposta. Il provvedimento estende il finanziamento delle agenzie federali fino al 30 gennaio, garantendo anche la riassunzione dei dipendenti licenziati e il pagamento retroattivo per quelli messi in congedo forzato.

Un compromesso dettato dall’urgenza e dalle pressioni interne

La misura rappresenta un compromesso fragilmente costruito tra repubblicani e una fazione moderata del Partito Democratico. Al centro della controversia c’era l’estensione dei sussidi per l’assicurazione sanitaria, nodo principale che ha originato il blocco. La questione, tuttavia, è stata esclusa dall’accordo attuale e rinviata a un voto separato previsto per dicembre. La promessa, ottenuta dai negoziatori democratici, è che il testo della legge sarà redatto da loro stessi, sebbene non vi sia alcuna garanzia che venga approvato, data la spaccatura interna al Congresso.

Il voto ha diviso profondamente i democratici: il leader al Senato Chuck Schumer e molti deputati progressisti hanno votato contro, mentre senatori moderati come Jeanne Shaheen, Maggie Hassan e Tim Kaine — preoccupati per l’impatto dello shutdown sui lavoratori federali — hanno sostenuto l’intesa. Contrario anche il senatore Mark Warner, secondo il quale non si può avallare una legge che espone milioni di americani a costi sanitari insostenibili. Bernie Sanders ha definito il compromesso una resa inaccettabile a Trump, sottolineando che gli elettori si aspettano un impegno deciso sulla sanità pubblica.

I contenuti dell’accordo e i retroscena legislativi

Oltre alla riapertura del governo fino al 30 gennaio, la legge approvata al Senato impedisce all’Ufficio di Gestione e Bilancio di effettuare nuovi licenziamenti e predispone fondi per alcuni settori cruciali dell’amministrazione. Verranno garantiti finanziamenti per tutto l’anno fiscale al Dipartimento dell’Agricoltura, al programma di aiuti alimentari “food stamps”, al Dipartimento per i Veterani, all’edilizia militare e alle operazioni del Congresso. Restano invece scoperti tutti gli altri settori federali dopo la scadenza di gennaio, in assenza di un nuovo accordo.

Tre proposte di legge, frutto di una negoziazione trasversale tra moderati di entrambi i partiti, sono state incluse nel pacchetto e prevedono fondi completi per programmi agricoli, respingendo i tagli proposti da Trump. Tra questi spicca il programma “Food for Peace”, che destina eccedenze agricole americane a comunità in crisi alimentare nel mondo. Nonostante l’opposizione della Casa Bianca, il programma riceverà 1,2 miliardi di dollari grazie al sostegno di repubblicani provenienti da stati rurali.

Infine, il compromesso mantiene intatti i fondi e i poteri del “Government Accountability Office” (GAO), organismo di vigilanza del Congresso, che l’amministrazione Trump aveva tentato di indebolire. Il GAO ha già denunciato due volte la condotta del presidente per aver bloccato fondi senza autorizzazione del Congresso, e può avviare azioni legali per il loro ripristino. Tentativi di tagliare il suo budget sono stati respinti in Senato.

Il compromesso rappresenta una tregua provvisoria, ma le divergenze strutturali tra le due ali del Congresso — e all’interno dello stesso Partito Democratico — restano intatte, con un nuovo scontro già previsto per dicembre.

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