di Corinna Pindaro

Una delegazione di grandi imprenditori svizzeri incontra Donald Trump nello Studio Ovale per negoziare una riduzione dei dazi del 39% sui prodotti elvetici. Dietro le quinte, affari, diplomazia e un orologio di lusso come gesto simbolico

svizzeriUn incontro riservato alla Casa Bianca ha segnato un nuovo capitolo nei rapporti economici tra Washington e Berna. Dopo settimane di tensioni culminate in una telefonata burrascosa tra Donald Trump e la presidente svizzera Karin Keller-Sutter, alcuni dei principali protagonisti dell’imprenditoria elvetica si sono recati nello Studio Ovale per riaprire il dialogo. L’obiettivo: ottenere un alleggerimento dei dazi del 39% imposti dal presidente americano sui prodotti svizzeri.

Un incontro ad alto tasso di charme

Secondo quanto riportato dal quotidiano Blick, l’iniziativa degli imprenditori è stata una vera e propria mossa diplomatica parallela. L’incontro, avvenuto il 4 novembre, si sarebbe concluso con una promessa: al Forum Economico di Davos, in programma dal 19 al 26 gennaio, gli Stati Uniti annunceranno novità importanti sulle tariffe commerciali.
Fonti vicine alla Casa Bianca parlano di un clima disteso, anche grazie a un gesto simbolico della delegazione svizzera: un regalo “di riconciliazione” composto da un orologio Rolex e da un lingotto d’oro, un chiaro segno di rispetto verso l’inquilino della Casa Bianca.

Gli artefici dell’operazione

Tra i protagonisti dell’incontro figuravano Jean-Frédéric Dufour, CEO di Rolex e amico personale di Trump, e Diego Aponte, presidente del colosso marittimo MSC, considerato il principale artefice della missione. Con loro anche Alfred Gartner di Partners Group, Daniel Jäggi, esperto nel trading di materie prime, Johann Rupert, presidente del gruppo del lusso Richemont, e Marwan Shakarchi, imprenditore nel settore dei metalli preziosi.
Tutti nomi che compaiono regolarmente nella lista dei 300 maggiori patrimoni della Svizzera stilata da Bilanz. Secondo Handelszeitung, la loro iniziativa avrebbe dato “nuovo slancio” ai negoziati con Washington, finora bloccati da contrasti politici.

Divisioni nel fronte elvetico

Non tutti, però, condividono l’approccio conciliante verso gli Stati Uniti. Nick Hayek, CEO di Swatch, ha criticato duramente l’iniziativa, sostenendo che “la Svizzera non deve comportarsi come un vassallo”. Secondo Hayek, la strategia del dialogo e delle concessioni indebolirebbe la posizione del Paese sullo scenario globale.
D’altro canto, il ministro dell’Economia Guy Parmelin ha difeso la linea del dialogo, ricordando gli sforzi compiuti dal governo e dal settore privato per mantenere aperti i canali commerciali con Washington. Tra questi, nuovi investimenti nel comparto farmaceutico americano e la partecipazione a progetti infrastrutturali strategici.

La politica sullo sfondo

Dietro l’apparente distensione resta un nodo politico di fondo. Trump, infatti, avrebbe condizionato l’attenuazione dei dazi alla disponibilità della Svizzera ad allinearsi alle sanzioni statunitensi e a bloccare eventuali acquisizioni cinesi di aziende strategiche. Una richiesta che riporta inevitabilmente in gioco la presidente Keller-Sutter, bersaglio delle critiche del leader americano dopo la loro discussione telefonica.

L’appuntamento di Davos, dove Trump è atteso come ospite d’onore, potrebbe dunque rappresentare il vero banco di prova per i rapporti tra i due Paesi: una sfida tra diplomazia economica e orgoglio nazionale.

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