di Mario Tosetti
Dal 1° aprile 2026 entrerà in vigore il diritto al rimborso del pedaggio autostradale in caso di lavori e code. L’Autorità dei Trasporti lega la tariffa alla qualità del servizio e introduce procedure digitali per tutelare gli automobilisti
Viaggiare a passo d’uomo in autostrada, bloccati tra restringimenti di carreggiata e cantieri infiniti, potrebbe presto diventare solo un ricordo. Dal primo aprile 2026 entrerà in vigore una norma che riconosce agli automobilisti il diritto al rimborso del pedaggio in caso di disagi significativi. Non si tratta di un risarcimento vero e proprio, ma di una restituzione parziale o totale della somma pagata al casello quando la qualità del servizio scende sotto livelli accettabili. L’iniziativa, promossa dall’Autorità dei Trasporti, rappresenta una svolta culturale e normativa: per la prima volta, il pedaggio non sarà più dovuto “a prescindere”, ma proporzionato all’efficienza reale della rete autostradale.
I criteri per ottenere il rimborso
Il meccanismo scatterà nei casi di lavori programmati e pianificati dai concessionari, sia ordinari sia straordinari. Sono invece esclusi i cantieri dovuti a eventi imprevedibili come frane, alluvioni o terremoti. Il diritto al rimborso si basa su parametri precisi che tengono conto della lunghezza del tratto interessato, dell’estensione del cantiere, del numero di corsie chiuse, dell’eventuale deviazione sulla carreggiata opposta, della riduzione della velocità e del conseguente aumento dei tempi di percorrenza.
Per i percorsi inferiori ai trenta chilometri la semplice presenza di un cantiere sarà sufficiente per ottenere un rimborso, senza soglie di ritardo. Tra trenta e cinquanta chilometri il diritto maturerà solo se il viaggio subirà un ritardo di almeno dieci minuti, mentre oltre i cinquanta chilometri la soglia salirà a quindici. Se il concessionario non sarà in grado di misurare i ritardi, dovrà comunque riconoscere un rimborso calcolato con criteri semplificati fissati dal Garante delle strade.
Traffico fermo e abbonamenti
Il provvedimento regola anche i casi più gravi di traffico completamente bloccato. In queste situazioni, il rimborso potrà arrivare fino al cento per cento del pedaggio, in proporzione alla durata del blocco. Gli abbonati, in particolare i pendolari, avranno diritto alle stesse tutele degli utenti occasionali, con la possibilità di recedere dall’abbonamento autostradale se i lavori rendono impraticabile il percorso abituale. In tal caso, riceveranno la restituzione della parte di abbonamento non utilizzata, senza costi aggiuntivi.
Come richiedere il rimborso
La procedura sarà interamente digitale e gestita attraverso l’app Unica. Gli utenti registrati vedranno riconosciuti automaticamente i viaggi che danno diritto al rimborso. Entro dieci giorni riceveranno la comunicazione di accredito e, a seconda della modalità di pagamento, la somma sarà rimborsata entro cinque o dieci giorni.
Chi non utilizza l’app potrà comunque richiedere il rimborso tramite i canali messi a disposizione dai concessionari, come numeri verdi o portali web dedicati. La risposta arriverà entro venti giorni e, in caso di esito positivo, il pagamento sarà effettuato entro dieci giorni. Ogni concessionario dovrà conservare i dati relativi alle pratiche per due anni, garantendo la possibilità di controllo da parte del Garante.
Trasparenza e limiti dei benefici
Il nuovo regolamento impone ai gestori autostradali obblighi stringenti di trasparenza. Su richiesta, dovranno fornire entro dodici mesi dal viaggio informazioni sui cantieri pianificati, sui tempi medi di percorrenza e sui criteri di calcolo dei rimborsi. Gli automobilisti che beneficiano di sconti preventivi concessi per la presenza dei cantieri non potranno cumulare ulteriori rimborsi per lo stesso tratto, in modo da evitare doppi vantaggi.
Un equilibrio tra diritti e sostenibilità
L’Autorità dei Trasporti ha previsto una clausola di salvaguardia per i concessionari. Le somme versate agli utenti come rimborso potranno essere parzialmente recuperate attraverso un aumento progressivamente decrescente dei pedaggi: pieno recupero nel primo anno, riduzione graduale nei successivi fino a un massimo di cinque anni. La nuova disciplina sarà inserita nei bandi per le future concessioni autostradali e applicata anche a quelle in corso mediante aggiornamento dei piani economico-finanziari.
Il diritto alla mobilità efficiente
L’entrata in vigore della nuova norma è prevista per il primo aprile 2026 nei viaggi interni alla stessa concessione e per il primo agosto 2026 nei tragitti che coinvolgono più gestori. Si tratta di un cambiamento profondo: il pedaggio autostradale smette di essere un tributo fisso e diventa un corrispettivo legato alla qualità del servizio. In altre parole, quando l’autostrada si trasforma in un cantiere permanente o in un parcheggio a cielo aperto, l’automobilista non dovrà più limitarsi a imprecare, ma potrà ottenere un rimborso concreto. Dopo anni di disagi, il principio secondo cui si paga solo per un servizio efficiente diventa finalmente realtà.
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