di Carlo Longo
Il drammatico tentativo di salvataggio di Octav Stroici alla Torre dei Conti: il racconto dei vigili del fuoco tra coraggio, fatica e dolore
La sera del 3 novembre 2025 resterà impressa nella memoria dei soccorritori intervenuti alla Torre dei Conti. Tra loro c’era Gianmarco Santucci, vigile del fuoco del reparto Usar (Urban Search and Rescue), che ha vissuto in prima persona le ore interminabili del recupero di Octav Stroici, il lavoratore rimasto intrappolato sotto le macerie dopo il crollo.
“Ripeteva che gli facevano male le gambe e chiedeva acqua”, racconta Santucci, ancora scosso da quanto accaduto. “Abbiamo scavato a mani nude, togliendo le pietre una a una. Ogni volta che ne rimuovevamo una, altre due cadevano sopra di lui”.
Il rischio di un nuovo crollo e la corsa contro il tempo
L’operazione di salvataggio è stata una delle più complesse mai affrontate dal team. “La torre poteva crollare da un momento all’altro”, spiega Santucci. L’operaio si trovava sulla volta delle scale, schiacciato da una trave e immobilizzato dalla cintola in giù. Solo una piccola cavità tra i detriti gli permetteva di respirare.
Nonostante il pericolo, i vigili hanno continuato a parlargli per mantenerlo cosciente e calmo. “Era lucido, ma il dolore era fortissimo. Ci diceva che non sentiva più le gambe”, ricorda ancora il pompiere.
L’uso dell’“Elephant” e lo scavo a mani nude
Sul posto è stato utilizzato anche un macchinario speciale, l’“Elephant”, un aspiratore di macerie impiegato in situazioni di emergenza. Tuttavia, le condizioni della struttura non permettevano di sfruttarlo pienamente. “Abbiamo potuto usarlo solo in parte. Il resto lo abbiamo fatto a mano, rimuovendo detriti e calcinacci uno alla volta”, spiega Santucci.
Dopo ore di lavoro, la squadra è riuscita a liberare la testa e le spalle di Stroici, permettendogli di respirare meglio. Ma gran parte del corpo era ancora intrappolata. “Quando finalmente siamo riusciti a estrarlo, non c’era tempo da perdere. Lo abbiamo adagiato su un telo e portato via di corsa, senza barella, per evitare un nuovo cedimento”.
La speranza e il dolore finale
Le immagini del salvataggio hanno fatto il giro dei media: Stroici, steso sulla barella, ancora cosciente e con le braccia che si muovevano debolmente. I soccorritori credevano di aver vinto la battaglia contro il tempo. Ma poche ore dopo, dall’ospedale Umberto I, è arrivata la notizia più dura: l’uomo non ce l’ha fatta.
“È stato un colpo al cuore”, conclude Santucci. “Avevamo sperato fino all’ultimo. Quelle undici ore sotto le macerie sono state una prova disumana, eppure lui ha resistito con una forza incredibile”.
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