di Carlo Longo

Xi Jinping inaugura la terza portaerei cinese, la Fujian. Pechino potenzia la produzione di missili e accusa gli Stati Uniti di non voler ridurre l’arsenale nucleare

portaereiCon la sua terza portaerei, la Fujian, la Cina compie un nuovo passo nella corsa alla supremazia militare globale.
Il presidente Xi Jinping, in divisa verde militare, ha visitato personalmente l’isola di Hainan per ispezionare la nave, entrata ufficialmente in servizio tre anni dopo la sua presentazione.
Durante la visita, Xi ha percorso il ponte di volo, si è intrattenuto con i piloti — che ha definito “eroi” — e ha sottolineato l’importanza della nave per il futuro delle forze armate cinesi.

La Fujian rappresenta una pietra miliare: è infatti la prima portaerei interamente progettata e costruita in Cina, e la prima a disporre di catapulte elettromagnetiche, tecnologia finora adottata solo dagli Stati Uniti. Questo sistema consente il decollo di aerei più pesanti e con carichi maggiori, incrementando la capacità offensiva e logistica della marina cinese.

La corsa alle portaerei: Pechino riduce il divario con Washington

Nonostante i progressi, la flotta cinese è ancora distante da quella statunitense.
Gli Stati Uniti dispongono di 11 portaerei a propulsione nucleare, contro le tre cinesi, tutte a propulsione convenzionale, con autonomia e raggio operativo inferiori.

La Fujian, però, si avvicina alle navi americane per dimensioni e prestazioni, segnando un’evoluzione significativa rispetto ai precedenti modelli.
L’espansione rientra nel piano strategico di Xi Jinping, che punta a modernizzare l’esercito entro il 2035 e renderlo “di livello mondiale” entro la metà del secolo.

Una quarta portaerei, già in fase di progettazione, dovrebbe essere a propulsione nucleare, conferendo alla Cina una capacità di proiezione militare globale.
Tali investimenti mirano a rafforzare la presenza cinese nell’Indo-Pacifico, in particolare nello Stretto di Taiwan, dove la competizione con gli Stati Uniti si fa sempre più serrata.

Missili e corsa agli armamenti: la Cina accelera sulla produzione

Parallelamente allo sviluppo navale, Pechino sta ampliando in modo massiccio la rete di impianti per la produzione di missili.
Secondo analisi satellitari riportate dalla Cnn, oltre il 60% dei 136 siti militari ha mostrato segni di espansione dal 2020, con più di due milioni di metri quadrati di nuove strutture costruite.

Sono comparsi bunker, torri di lancio e infrastrutture sotterranee, alcune delle quali mostrano componenti missilistiche già assemblate.
L’esperto di difesa William Alberque, ex direttore del controllo armamenti della Nato, ha avvertito che il mondo si trova “nelle fasi iniziali di una nuova corsa agli armamenti”.

Tra i missili prodotti figurerebbe anche il DF-26, soprannominato “killer di Guam”, capace di colpire basi americane nel Pacifico.
Secondo la Cnn, questa crescita industriale si è intensificata dopo l’invasione russa dell’Ucraina, segnando un’accelerazione nella militarizzazione cinese.

L’arsenale nucleare e la sfida diplomatica agli Stati Uniti

Sul fronte nucleare, Pechino ha risposto alle recenti dichiarazioni dell’ex presidente Donald Trump, respingendo l’idea di partecipare a nuovi negoziati internazionali sul disarmo.
La portavoce del ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che sarebbe “ingiusto e irrealistico” chiedere alla Cina di aderire a trattati di controllo degli armamenti simili a quelli di Washington e Mosca.

Secondo Pechino, spetta agli Stati Uniti “ridurre in modo sostanziale le proprie scorte nucleari” per creare le condizioni di un disarmo globale.
Attualmente la Cina possiede circa 600 testate nucleari, un arsenale in rapida crescita, ma ancora lontano dalle oltre 5.000 di cui dispongono Usa e Russia, che insieme detengono il 90% delle armi atomiche mondiali.

Nonostante la sua politica di “no-first use” — cioè l’impegno a non usare per primi armi nucleari —, diverse fonti internazionali, tra cui il New York Times, hanno segnalato un’espansione del sito di Lop Nor, storicamente utilizzato per i test atomici.
Un segnale che alimenta i timori di un possibile riarmo nucleare silenzioso.

Una strategia globale per riaffermare la leadership

La Fujian, le basi missilistiche e la modernizzazione nucleare sono tasselli di un’unica strategia: consolidare il ruolo della Cina come potenza militare e geopolitica di primo piano.
Mentre Pechino parla di pace e chiede il disarmo altrui, i fatti mostrano una militarizzazione crescente, soprattutto nell’area del Pacifico, teatro della rivalità con gli Stati Uniti.

La nuova portaerei, che prende il nome dalla provincia cinese di Fujian, proprio di fronte a Taiwan, potrebbe avere un ruolo cruciale in un’eventuale operazione di blocco marittimo dell’isola, per rallentare una possibile reazione americana.
Un segnale chiaro: la Cina non intende più restare spettatrice, ma vuole essere protagonista nella nuova corsa globale alla potenza.

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