di Redazione

In tempi in cui la fragilità del patrimonio è sempre più evidente, il programma di Intesa Sanpaolo rappresenta un esempio virtuoso di mecenatismo culturale contemporaneo

Giovanni Bellini, Giulio Romano, Luca GiordanoMario Sironi, Battistello Caracciolo e Pino Pascali sono solo alcuni dei protagonisti di Restituzioni 2025, l’esposizione curata da Giorgio BonsantiCarla Di Francesco e Carlo Bertelli, culmine del programma triennale di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale che Intesa Sanpaolo promuove da oltre trentasei anni in collaborazione con il Ministero della Cultura, sintesi dell’impegno della banca nei confronti della cultura stessa.

«Il progetto di quest’anno, confluito nella mostra di Palazzo Esposizioni a Roma – ha dichiarato il presidente di Palaexpo Marco Delogu durante la conferenza stampa di presentazione – si sposa benissimo con la Quadriennale Fantastica e ci fa comprendere come l’arte abbia una serie di linguaggi tra loro diversissimi. I lavori esposti – continua – arrivano da molte parti di Italia, ma la centralità della capitale e di un edificio come questo, costruito appositamente per accogliere opere, è qualcosa di fondamentale».

Tra gli interventi più significativi del 2025, il recupero del Retablo con l’Adorazione dei Magi della chiesa milanese dei Santi Apostoli e Nazaro Maggiore, realizzato grazie alla collaborazione tra Italia e Belgio e all’opera dell’Institut Royal du Patrimoine Artistique di Bruxelles. A rendere unica l’iniziativa, è infatti l’interessamento nei confronti di manufatti non noti e assai particolari, come la spinetta di Antegnati, la draisina ottocentesca da Gallarate, l’arco da samurai e la barca siamese provenienti dal Castello Ducale di Agliè. «Un intento che – specifica il direttore generale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Mic  Fabrizio Magani leggendo le parole del ministro Alessandro Giuli in occasione dell’evento di inaugurazione – si sposa perfettamente con gli intenti del ministero che rappresento, poichè non c’è un luogo italiano che non sia propriamente Italia. Stiamo lavorando per avvicinare l’Italia a sé stessa».

Nato alla fine degli anni Ottanta, il programma ha saputo evolversi da semplice iniziativa di restauro a progetto organico di tutela, ricerca e valorizzazione dell’immensa ricchezza artistica del nostro Paese, divenendo pretesto per intrecciare saperi storici, tecnici, scientifici e restituire al pubblico non solo opere restaurate, ma anche nuove conoscenze sul contesto culturale da cui provengono, spesso non poi così conosciuto. «Al contempo potenza del patrimonio e fragilità dello stesso, Restituzioni è il più grande cantiere di bellezza italiana», ricorda orgogliosamente Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore delle Gallerie d’Italia.

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