di Carlo Longo

Figlio di migranti, attivista e volto del nuovo progressismo americano, Mamdani ha conquistato la guida della città più iconica degli Stati Uniti con un programma radicale e una retorica diretta

Zohran Mamdani è il nuovo volto della politica americana che cambia. A 34 anni, musulmano, nato in Uganda da genitori indiani e cresciuto nel Queens, è appena diventato sindaco di New York, la prima metropoli statunitense a eleggere un primo cittadino di fede islamica.

La sua è una storia che incarna le trasformazioni sociali, culturali e politiche degli Stati Uniti del XXI secolo: figlio del politologo ugandese Mahmood Mamdani e della regista Mira Nair, Zohran è cresciuto tra multiculturalismo e impegno civile.

Prima di arrivare alla ribalta nazionale, Mamdani è stato consigliere municipale, noto per le sue battaglie su diritti degli inquilini, trasporti pubblici gratuiti, giustizia fiscale e servizi sociali universali. A luglio 2025 ha sorpreso tutti sconfiggendo l’ex governatore Andrew Cuomo alle primarie democratiche, candidandosi con un programma apertamente socialista e guadagnandosi l’appoggio di una nuova coalizione di giovani, lavoratori, minoranze e attivisti progressisti.

La sua vittoria ha un forte valore simbolico: New York, città natale di Donald Trump, ha scelto un politico che ha fatto della lotta all’oligarchia, al razzismo sistemico e alla disuguaglianza il cuore della sua proposta. Durante il discorso della vittoria, rivolgendosi proprio all’ex presidente, ha detto:
«Donald Trump, so che stai seguendo: turn up the volume (alza il volume). Il potere adesso è nelle mani del popolo».

Nonostante i ripetuti attacchi — Trump lo ha definito “un comunista pericoloso” e ha minacciato di tagliare i fondi alla città in caso di sua elezione — Mamdani ha mantenuto un profilo coerente e diretto, evitando i compromessi della vecchia politica. Anche parte della comunità israeliana aveva espresso forti critiche per le sue posizioni filo-palestinesi, ma nemmeno questo ha fermato la sua ascesa.

Laureato, attivista prima ancora che politico, Mamdani rappresenta un nuovo modello di leadership urbana: giovane, ideologicamente netto, radicato nelle periferie e capace di mobilitare un elettorato spesso escluso dalle urne. La sua elezione, avvenuta in una tornata con un’affluenza record, è stata letta come un segnale forte anche a livello nazionale, in un contesto in cui i democratici hanno ottenuto vittorie importanti in New Jersey, Virginia e California.

Ora Mamdani si trova davanti alla sfida più impegnativa: tradurre il radicalismo delle sue promesse in una gestione efficace della macchina amministrativa. Ma per molti, la sua figura ha già riscritto il profilo del leader metropolitano del futuro.

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