di Corinna Pindaro
È morto Giorgio Forattini, storico vignettista italiano. Con le sue satire ha raccontato la Prima e la Seconda Repubblica con ironia e coraggio
Si è spento a Roma Giorgio Forattini, uno dei più grandi vignettisti italiani del Novecento. Nato nel 1931 nella capitale, ha dedicato la vita a trasformare la politica in disegno e ironia, diventando una firma imprescindibile per testate come La Repubblica, Panorama, Il Male, La Stampa, Il Giornale e QN.
Con la sua penna affilata e uno sguardo sempre attento ai cambiamenti del Paese, Forattini ha attraversato decenni di storia italiana, lasciando un segno indelebile nella cultura e nel giornalismo satirico.
L’ironia come strumento di verità
Dal 1973 in poi, Forattini ha immortalato i protagonisti della politica con vignette divenute iconiche. Nei suoi disegni la satira diventava cronaca, capace di raccontare il terrorismo, le stragi, la stagione di Mani Pulite e i momenti più controversi della Prima Repubblica.
I suoi personaggi erano ritratti attraverso caricature taglienti e simboliche: da Giovanni Spadolini rappresentato nudo a Piero Fassino ridotto a scheletro, da Berlusconi e Fanfani ritratti come figure minute fino a Romano Prodi come prete comunista. Il linguaggio grafico di Forattini non risparmiava nessuno, ma restava sempre guidato da un’ironia intelligente e mai volgare.
Dalle origini a “Paese Sera”: l’esordio tardivo di un talento
Nato il 14 marzo 1931, Forattini iniziò il suo percorso lontano dal mondo dell’arte. Dopo aver frequentato senza laurearsi la facoltà di Architettura, svolse diversi lavori, dall’operaio in una raffineria del Nord al rappresentante di elettrodomestici.
Il suo debutto come vignettista arrivò nel 1974 su Paese Sera, all’indomani del referendum sull’aborto. La prima vignetta pubblicata – una bottiglia di champagne con la scritta “NO” che stappa un tappo con le sembianze di Amintore Fanfani – segnò l’inizio di una carriera straordinaria.
L’era di Repubblica e il successo di Satyricon
Nel 1978 Forattini approdò a La Repubblica, portando il suo stile irriverente in un giornale giovane e già dirompente. Fu tra gli ideatori di Satyricon, il primo inserto italiano interamente dedicato alla satira, insieme a firme come Sergio Staino ed Ellekappa.
Nel 1979 divenne direttore del periodico Il Male, e pochi anni dopo, nel 1984, tornò a Repubblica, dove la sua vignetta quotidiana in prima pagina divenne un appuntamento imperdibile per i lettori.
La controversia e la libertà dell’artista
La sua carriera non fu priva di polemiche. Nel 1999 una vignetta dedicata a Massimo D’Alema e al caso Mitrokhin gli valse una querela poi ritirata. Forattini si difese sempre affermando di voler solo “fare satira, non cronaca giudiziaria”.
Dopo l’episodio, lasciò Repubblica e tornò a collaborare con La Stampa, Il Giornale e infine con QN. In ogni testata mantenne intatto il proprio stile: indipendente, coraggioso, mai accomodante.
Un’eredità di libertà e intelligenza
Tra le sue vignette più celebri, quella dedicata alla morte di Giovanni Falcone, simbolo della capacità di Forattini di trasformare la satira in riflessione civile. “La mia più grande soddisfazione – diceva – è non aver mai piegato la testa davanti agli attacchi”.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato oltre sessanta volumi, con più di tre milioni di copie vendute, consolidando un’eredità che va ben oltre il disegno umoristico.
Il ricordo del mondo della cultura
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ricordato Forattini come “un grande artista del genere satirico, capace di raccontare l’Italia dalla Prima alla Seconda Repubblica con intelligenza e raffinatezza”.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo importante della satira italiana: quello di un autore che ha saputo far sorridere e pensare, restando sempre fedele alla libertà del suo tratto.
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