di Redazione

Mentre gli Stati Uniti intensificano la presenza militare nella regione caraibica con operazioni navali e raid contro presunti trafficanti, cresce la preoccupazione internazionale per un possibile confronto armato

Il presidente americano Donald Trump ha lanciato segnali ambigui sulla strategia degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela. In un’intervista rilasciata al programma televisivo “60 Minutes” della CBS, Trump ha minimizzato la possibilità di un attacco diretto al Paese sudamericano, ma ha anche dichiarato che il tempo per il presidente venezuelano Nicolás Maduro «sta per scadere». «Non credo ci sarà una guerra. Ne dubito», ha detto il presidente, rispondendo alla domanda se Washington intenda avviare un’operazione militare contro Caracas. Tuttavia, incalzato sul futuro di Maduro, ha aggiunto: «Sì, penso che i suoi giorni siano contati».

Nel frattempo, le tensioni aumentano. Nelle ultime settimane, le forze armate statunitensi hanno effettuato più di quindici attacchi contro imbarcazioni sospettate di traffico di stupefacenti nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico. Secondo fonti ufficiali, almeno 65 persone sono rimaste uccise in queste operazioni. L’ultima incursione è avvenuta sabato scorso, suscitando reazioni critiche da parte di alcuni governi della regione.

Dispiegamento militare record dai tempi della Guerra Fredda

Le mosse americane non si fermano ai raid. Gli Stati Uniti stanno infatti preparando il più massiccio schieramento navale nei Caraibi dal 1962, epoca della crisi missilistica cubana. Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo della portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande della Marina USA, accompagnata da tre cacciatorpediniere armati con missili da crociera Tomahawk. A bordo del gruppo navale operano circa 4.000 militari.

In aggiunta, sono stati mobilitati asset strategici come un sottomarino nucleare, bombardieri B-1 e B-52, elicotteri delle forze speciali, e una task force da 2.200 marines, supportata dalla nave “MV Ocean Trader”, che funge da piattaforma mobile per operazioni d’assalto. A Porto Rico, intanto, sono pronti al decollo caccia F-35 e droni MQ-9 Reaper.

Secondo la Reuters, è in corso anche un’opera di ristrutturazione presso l’ex base navale di Roosevelt Roads a Porto Rico, chiusa nel 2004, ora potenzialmente destinata a sostenere operazioni prolungate nella regione.

Operazioni antidroga o pressione politica?

Il Pentagono ha dichiarato che l’obiettivo delle missioni è il contrasto al narcotraffico e alla criminalità transnazionale. Ma la mancanza di prove pubbliche sulla natura delle imbarcazioni colpite e l’intensità dello schieramento militare alimentano i sospetti che dietro l’operazione vi sia un tentativo di esercitare pressioni politiche sul regime di Caracas.

Maduro, dal canto suo, accusa gli Stati Uniti di usare la “guerra alla droga” come copertura per un cambio di regime e per impadronirsi delle risorse petrolifere venezuelane. Già incriminato dalla giustizia americana per traffico di droga, il leader chavista ha chiesto aiuto alla Russia per ottenere sistemi missilistici, radar e aerei da combattimento, come riportato dal Washington Post.

Mosca: “No a nuovi conflitti nella regione”

Il Cremlino segue da vicino la situazione. Il portavoce Dmitrij Peskov ha dichiarato all’agenzia Tass che la Russia è determinata a evitare un’escalation nel continente americano. «Monitoriamo con attenzione gli sviluppi in Venezuela. Non vogliamo nuovi conflitti, il mondo è già abbastanza instabile», ha affermato.

Lo scudo legale della Casa Bianca

Intanto, il Dipartimento di Giustizia ha informato il Congresso che le operazioni militari in corso non violano la War Powers Resolution del 1973. La norma impone all’amministrazione di ottenere l’autorizzazione del Parlamento per missioni armate oltre i 60 giorni. Secondo l’interpretazione attuale, le missioni nei Caraibi non ricadrebbero in tale casistica, poiché – ha spiegato un alto funzionario – non comportano un impiego diretto delle truppe in situazioni di pericolo. «Le azioni sono condotte principalmente tramite droni armati, lanciati da navi in acque internazionali. Le imbarcazioni colpite non rappresentano una minaccia immediata per le nostre forze», ha spiegato la fonte governativa.

Mentre l’amministrazione Trump insiste sulla narrativa del contrasto ai cartelli del narcotraffico, il dispiegamento militare fa temere ben altri scenari. Con Maduro che si affida all’aiuto di Mosca e le truppe statunitensi pronte nei Caraibi, il rischio che la crisi venezuelana degeneri in un conflitto su scala più ampia non può essere escluso.

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L’articolo Trump: “Maduro è alla fine, ma niente guerra col Venezuela”. Cresce la tensione nei Caraibi proviene da Associated Medias.