di Corinna Pindaro
La Lega punta sull’autonomia dopo le regionali di novembre. Meloni avrebbe garantito un accordo. Salvini prepara la svolta del partito per il 2026
Da settimane, nei corridoi della Lega, Roberto Calderoli rassicura i dirigenti più impazienti: “Giorgia ce l’ha promesso: dopo le regionali arriveranno le intese sull’autonomia.”
Il ministro per gli Affari regionali è convinto che, una volta superata la tornata elettorale di novembre, il governo manterrà la parola data, sbloccando il dossier più caro al Carroccio. Dopo aver lasciato a Forza Italia la guida sulla riforma della giustizia, la Lega vuole riportare in primo piano il proprio cavallo di battaglia: l’autonomia differenziata.
La promessa nata a Pontida e il pressing del Nord
Secondo fonti interne, l’impegno di Giorgia Meloni sarebbe stato preso a fine settembre, poco prima del tradizionale raduno di Pontida, durante un vertice di coalizione con Salvini, Tajani, Lupi e lo stesso Calderoli.
Il piano prevede che, chiusa la tornata elettorale del 23 e 24 novembre, il Consiglio dei ministri approvi le intese preliminari con le quattro regioni del Nord – Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria – pronte a richiedere maggiori competenze su materie non legate ai Livelli essenziali di prestazione (Lep).
Nel frattempo, il ministero degli Affari regionali ha già predisposto le bozze dei testi. Tuttavia, non tutto fila liscio: all’interno della maggioranza c’è ancora chi chiede prudenza.
I dubbi di Forza Italia e la questione dei fondi
A frenare l’entusiasmo leghista è una parte di Forza Italia, guidata dal vicesegretario Roberto Occhiuto, che insiste su un punto cruciale: prima di approvare le intese con le regioni del Nord, bisogna garantire i finanziamenti necessari ai Lep, in modo da non penalizzare il Sud.
In altre parole, prima si devono definire le risorse destinate all’intero sistema, poi si potrà procedere con le autonomie differenziate. Una posizione che rischia di rallentare il percorso politico promesso dalla premier.
Salvini cerca un nuovo slancio per la Lega
Nel frattempo, Matteo Salvini è alla ricerca di una nuova identità per il partito. «Non meritiamo di stare all’8-9%», avrebbe confidato ai suoi collaboratori, consapevole che serve una scossa.
In Veneto e nelle regioni del Nord cresce il malcontento, e molti dirigenti spingono per un riequilibrio interno che porti Luca Zaia a un ruolo di primo piano, forse come nuovo vicesegretario nazionale al posto di Alberto Stefani, destinato alla candidatura per la guida della regione.
Il progetto per il 2026: congresso e nuovo simbolo
Salvini, intanto, lavora su due fronti: contenuti e immagine.
Per il primo, sta progettando una grande assemblea programmatica per luglio del prossimo anno, in cui aggiornare l’agenda politica del partito con temi chiave come flat tax, pensioni e immigrazione.
Per il secondo, prepara un restyling del simbolo della Lega, che – secondo indiscrezioni – avrà un’impronta “trumpiana”. Resterà lo storico spadone di Alberto da Giussano, ma scomparirà la scritta “premier” sotto il nome di Salvini. Una scelta simbolica che guarda alla prossima legge elettorale, su cui Fratelli d’Italia spinge per inserire in scheda il nome del candidato premier.
Un equilibrio delicato nella coalizione di governo
Il destino dell’autonomia e quello della Lega sembrano intrecciati. Da una parte c’è la promessa di Meloni, dall’altra la necessità per Salvini di tornare protagonista.
Il Nord spinge, Forza Italia frena, e la premier si trova nel ruolo di arbitro, chiamata a mantenere un equilibrio politico complesso tra alleati sempre più esigenti.
Dopo novembre, le promesse dovranno trasformarsi in fatti. E sarà allora che si capirà se davvero l’autonomia potrà uscire dal cassetto e diventare la bandiera di un nuovo rilancio leghista.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
L’articolo Autonomia regionale: la promessa di Meloni alla Lega e le manovre di Salvini per rilanciare il partito proviene da Associated Medias.

