di Martina Esposito

Dopo la revoca, il museo di Filadelfia ha fatto ricorso in tribunale e ha ottenuto il ripristino del fondo da 750.000 dollari

Mentre il Woodmere Art Museum di Filadelfia inaugura il nuovo ampliamento da 20 milioni di dollari, un aspetto meno visibile ma altrettanto cruciale ha segnato la trasformazione dell’istituzione: la controversa vicenda legata al taglio di fondi pubblici da parte del governo federale.

Il museo aveva ottenuto un contributo di 750.000 dollari dall’Institute of Museum and Library Services (IMLS), una delle principali agenzie federali per il sostegno delle istituzioni culturali negli Stati Uniti. Il finanziamento era destinato a tre obiettivi chiave: digitalizzazione della collezione, lavori di conservazione e aggiornamento dei cataloghi. Tuttavia, in linea con una più ampia politica di disimpegno culturale dell’allora presidente Donald Trump, il fondo fu improvvisamente revocato.

Secondo le dichiarazioni della direzione del museo, la decisione ha messo a rischio un’intera parte del progetto di espansione culturale, in particolare quella legata all’accessibilità digitale delle opere e alla loro tutela a lungo termine.

Il Woodmere non è rimasto in silenzio. In un gesto inusuale per un museo di medie dimensioni, ha intrapreso un ricorso legale contro l’amministrazione federale, contestando la legittimità del provvedimento e chiedendo il rispetto degli impegni presi dall’agenzia. Dopo mesi di contenzioso, l’IMLS ha ripristinato integralmente la somma, segnando una rara vittoria legale per un’istituzione culturale contro il governo centrale.

Questa vicenda riflette una dinamica sempre più delicata nel panorama statunitense: la crescente dipendenza dei musei da finanziamenti pubblici, spesso soggetti a decisioni politiche volatili, e la necessità di difendere il ruolo della cultura come bene pubblico.

Il direttore del museo, William Valerio, ha commentato con fermezza: «Non si tratta solo di fondi. Si tratta del principio secondo cui la cultura deve essere protetta, non politicizzata. È nostro dovere garantire che il patrimonio artistico sia accessibile oggi e domani».

Il fondo ottenuto verrà ora impiegato per digitalizzare le oltre 8.000 opere della collezione — molte delle quali di artisti regionali poco conosciuti a livello nazionale — e per realizzare interventi conservativi che permetteranno al museo di preservare documenti e opere d’arte anche in assenza di esposizione fisica costante.

In un contesto in cui il museo ha appena raddoppiato i propri spazi con l’inaugurazione della Frances M. Maguire Hall, la vicenda del finanziamento rappresenta un promemoria importante: l’espansione culturale non si misura solo in metri quadrati, ma anche nella capacità di resistere a tagli e instabilità politica, riaffermando il valore dell’arte come bene condiviso.

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