di Ennio Bassi
Secondo i primi exit poll, il partito di Rob Jetten supera il PVV di Geert Wilders. Recuperano i partiti centristi, crollano rosso-verdi e populisti agrari
Si profila un cambio di rotta per la politica olandese. Secondo i primi exit poll, il D66, partito liberal-progressistaguidato da Rob Jetten, sarebbe in vantaggio rispetto al PVV di Geert Wilders, figura di spicco della destra radicale e noto per le sue posizioni anti-islam. Il D66 è dato a 27 seggi, mentre il PVV si fermerebbe a 25, perdendone almeno dieci rispetto alla precedente legislatura.
Le elezioni per il rinnovo della Tweede Kamer, la Camera dei Rappresentanti, si sono tenute in un clima di disillusione verso i partiti populisti, che in larga parte escono ridimensionati. È la conferma di un ritorno ai partiti tradizionali, in particolare quelli di centro, sia liberali che cristiano-democratici. Dopo il governo tecnico-populista guidato da Dick Schof, gli elettori sembrano aver cercato stabilità nei partiti storici.
Anche se il PVV dovesse alla fine risultare formalmente il primo partito e ottenere l’incarico dal re per formare il governo, il compito per Wilders si annuncia arduo: numerose formazioni di centro e centro-sinistra potrebbero coalizzarsi per escluderlo, come già accaduto in passato. Una strategia che, stando ai numeri, appare al momento più plausibile di una maggioranza a guida radicale.
Nel campo del centrodestra, il VVD, il partito dell’ex premier Mark Rutte, mostra una ripresa e conquista 23 seggi, mentre i cristiano-democratici del CDA risalgono a 19, un buon risultato rispetto alla crisi degli anni scorsi.
Male invece la lista unitaria rosso-verde GroenLinks-PvdA, guidata dall’ex Commissario europeo Frans Timmermans, che ottiene solo 20 seggi, ben al di sotto delle attese. Il progetto di fusione tra Verdi e Laburisti non convince gli elettori, che sembrano aver preferito il “voto utile” al D66 per bloccare la destra estrema, accettando persino la nuova linea più “nazionale” di Jetten.
Nel campo populista, la punizione è evidente. Il BBB, il partito degli agricoltori che sembrava in rapida ascesa, si ferma a 4 seggi, mentre l’NSC, fondato da Pieter Omtzigt (poi abbandonato dallo stesso), resta fuori dal Parlamento. Unico exploit degno di nota è quello del partito di estrema destra JA21, che sale a 9 seggi, mentre il partito dei pensionati 50Plus torna in Parlamento.
Tra i partiti minori, restano stabili i multietnici di Denk a 3 seggi, mentre Volt, formazione europeista, ottiene un solo seggio.
Il quadro politico olandese si ricompone attorno al centro, con un chiaro segnale degli elettori: vogliono governabilità, non avventure. E a guadagnarne, per ora, è Rob Jetten, il 38enne leader che ha saputo intercettare l’ansia di stabilità di un paese in cerca di nuovo equilibrio.
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