di Emilia Morelli

Le nuove sanzioni americane contro Rosneft e Lukoil colpiscono duramente l’industria petrolifera russa. Lukoil annuncia la vendita dei propri asset internazionali

lukoilIl sistema energetico russo comincia a vacillare sotto il peso delle sanzioni occidentali. Lukoil, una delle principali compagnie petrolifere del Paese, ha annunciato la decisione di cedere le proprie attività internazionali.
In un comunicato ufficiale, l’azienda ha spiegato che la scelta è dovuta “alle misure restrittive imposte da alcuni Stati nei confronti del gruppo e delle sue controllate”. La procedura di vendita è già avviata e, secondo fonti interne, riguarderà gran parte degli asset esteri della compagnia.

L’ultima mossa di Washington contro Mosca

Le nuove sanzioni americane rappresentano uno degli atti finali della presidenza Trump in materia di politica estera. La scorsa settimana, la Casa Bianca ha incluso Rosneft e Lukoil nella lista nera delle aziende russe colpite da restrizioni economiche. L’obiettivo dichiarato è quello di fare pressione sul Cremlino affinché metta fine alla guerra in Ucraina.

Secondo fonti diplomatiche, Donald Trump si sarebbe detto frustrato dall’atteggiamento di Vladimir Putin, che dopo aver mostrato aperture al dialogo avrebbe nuovamente inasprito le operazioni militari su Kiev, rifiutando ogni trattativa.

Rosneft e Lukoil nel mirino: cosa prevedono le sanzioni

Le misure imposte dal Tesoro statunitense sono state definite dallo stesso Trump “tremendous sanctions”, ovvero sanzioni enormi per portata e impatto. Entrambe le compagnie – Rosneft, controllata statale guidata da Igor Sechin, e Lukoil, la più grande impresa privata del settore – rappresentano insieme circa la metà dell’export petrolifero russo, pari a oltre 3,1 milioni di barili al giorno.

Le sanzioni comportano il congelamento di tutti gli asset delle due aziende negli Stati Uniti e vietano a qualsiasi società americana di avere rapporti commerciali o finanziari con esse.

Effetti immediati sui mercati internazionali

La reazione dei mercati è stata rapida: il prezzo del petrolio è salito di circa il 5%, riflettendo le preoccupazioni per una possibile riduzione dell’offerta globale. Anche il Regno Unito ha annunciato misure simili, mentre l’Unione europea sta valutando il diciannovesimo pacchetto di sanzioni economiche contro Mosca, attualmente in fase di approvazione.

Washington ha concesso alle aziende occidentali un periodo di transizione di trenta giorni per interrompere qualsiasi collaborazione con Rosneft e Lukoil. Chi non rispetterà la scadenza rischia sanzioni secondarie che potrebbero bloccarne l’accesso a banche, spedizionieri e assicuratori statunitensi, elementi chiave per il commercio globale di materie prime.

Le reazioni di Mosca e la sfida di Putin

Il presidente Vladimir Putin ha definito le misure occidentali “gravi e ingiustificate”, sostenendo tuttavia che non avranno un impatto rilevante sull’economia russa. “Il nostro Paese continuerà a produrre e vendere energia, dialogando con i partner disposti alla cooperazione”, ha dichiarato.

Trump, dal canto suo, ha replicato con tono ironico: “Mi fa piacere che la pensi così. Ne riparleremo tra sei mesi”. Una frase che sottolinea la convinzione americana che le restrizioni economiche finiranno per intaccare la solidità del settore energetico russo.

Un colosso in bilico

Per Lukoil, la vendita degli asset internazionali rappresenta un segnale di forte pressione economica. La compagnia, simbolo dell’espansione energetica russa degli ultimi decenni, si trova ora costretta a ridimensionare la propria presenza globale. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il mercato energetico russo riuscirà a reggere l’urto delle nuove sanzioni o se si aprirà una fase di crisi strutturale.

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