di Emilia Morelli
Israele colpisce Gaza City con raid aerei vicino all’ospedale al-Shifa. Cinque morti e tensioni sul cessate il fuoco. Netanyahu convoca una riunione urgente
Almeno tre attacchi aerei israeliani hanno colpito Gaza City, provocando nuove vittime e un clima di terrore tra la popolazione. Secondo la difesa civile di Gaza, i raid avrebbero preso di mira un’area situata nei pressi dell’ospedale al-Shifa, il più grande e ancora operativo nella parte settentrionale della Striscia.
Fonti locali, citate da diversi media internazionali, riferiscono che uno dei missili è esploso dietro uno degli edifici principali del complesso sanitario, recentemente ristrutturato. Testimoni oculari raccontano momenti di caos all’interno della struttura, dove pazienti e personale medico sono stati travolti dal panico. Nel frattempo, i cieli sopra Gaza City sono solcati da droni e aerei israeliani impegnati in un’intensa attività militare.
Le autorità sanitarie della Striscia parlano di almeno cinque persone rimaste uccise nei bombardamenti.
Le parole di Washington: “Il cessate il fuoco regge”
Nonostante la recrudescenza dei raid, il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha dichiarato che il cessate il fuoco resta valido. «Credo che la pace in Medio Oriente resisterà nonostante alcune scaramucce», ha affermato in un’intervista rilanciata da Bloomberg. Le parole del numero due americano mirano a mantenere la calma diplomatica in un momento di rinnovata tensione.
Netanyahu ordina nuovi attacchi immediati
Poche ore dopo i raid, l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver autorizzato una nuova ondata di bombardamenti contro la Striscia di Gaza. Secondo la nota ufficiale, la decisione è stata presa a seguito di un vertice di sicurezza, durante il quale Israele ha accusato Hamas di aver infranto il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Scontri armati sono stati segnalati anche a Rafah, nel sud della Striscia, dove miliziani di Hamas avrebbero aperto il fuoco contro i soldati dell’Idf con armi leggere e missili anticarro. Le forze israeliane hanno risposto con artiglieria pesante. Solo pochi giorni fa, due soldati israeliani erano stati uccisi in un attacco attribuito a Hamas, che tuttavia ha negato ogni coinvolgimento.
Il caso della bara: nuovi sospetti su Hamas
Un nuovo episodio ha alimentato ulteriormente la tensione. Nella bara consegnata da Hamas a Israele nella serata di lunedì non vi erano i resti di uno dei 13 ostaggi ancora trattenuti nella Striscia, ma frammenti appartenenti a una persona già identificata e sepolta settimane prima. La notizia, riportata dal Times of Israel, è stata confermata dopo gli esami condotti all’istituto forense Abu Kabir di Tel Aviv.
La messinscena del presunto ritrovamento
Secondo quanto riferito da riservisti dell’Idf, Hamas avrebbe orchestrato una messinscena per simulare il ritrovamento del corpo. Fonti militari israeliane, citate da diversi media, sostengono che i miliziani avrebbero scavato una fossa nei pressi di un edificio, deposto un corpo recuperato altrove e poi avvisato la Croce Rossa per assistere allo “scavo”. L’intero episodio, secondo l’esercito, sarebbe stato ripreso da un drone israeliano.
Riunione d’urgenza a Gerusalemme
In seguito a queste presunte violazioni, Netanyahu ha convocato una riunione straordinaria per valutare le possibili risposte. A riferirlo è il portale Ynet, versione digitale del quotidiano Yediot Ahronoth. Tra le ipotesi discusse ci sarebbe anche un’estensione della cosiddetta “linea gialla”, ossia l’area sotto diretto controllo militare israeliano nella Striscia.
L’escalation degli ultimi giorni conferma quanto fragile resti la tregua e quanto rapidamente possa degenerare una situazione di apparente stabilità nel conflitto israelo-palestinese.
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