di Carlo Longo
In Italia il 40% degli acquisti online viene restituito. La logistica inversa costa cara e pesa sull’ambiente: ecco le strategie per rendere i resi e-commerce più sostenibili ed efficienti
Dietro la crescita vertiginosa dell’e-commerce si nasconde un fenomeno meno luminoso: l’esplosione dei resi online. In Europa, circa un ordine su tre torna al mittente, mentre in Italia la percentuale sfiora il 40%.
Uno studio condotto dalla Liuc-Università Cattaneo insieme a Csc Consulting, Politecnico di Milano e Cnr-Ismed di Napoli evidenzia come la “prova in camerino” si sia trasferita nei salotti di casa, con pesanti effetti economici e ambientali.
Solo nel nostro Paese, il traffico generato dai resi vale 2,5 miliardi di euro all’anno, mentre a livello globale il trasporto dei pacchi restituiti produce 23 milioni di tonnellate di CO₂. Una quota non trascurabile dei prodotti – fino al 10% dei capi nel settore moda – finisce addirittura al macero.
La logistica inversa: un anello debole ma cruciale
Il cuore del problema si chiama reverse logistics, ovvero logistica inversa: l’insieme delle operazioni di raccolta, controllo, ricondizionamento o smaltimento dei prodotti restituiti.
Secondo Alessandro Creazza, direttore del Green Transition Hub della Liuc, la filiera dei resi soffre di una visione frammentata: «Ogni attore – produttori, retailer, corrieri – tende a lavorare per conto proprio, senza una strategia integrata».
Questa mancanza di coordinamento fa lievitare i costi: gestire un reso costa il 30% in più rispetto alla logistica diretta. Il motivo principale è il trasporto, che da solo incide per circa l’80% dei costi totali, oltre alle attività di verifica e ricondizionamento dei prodotti.
Come rendere i resi più efficienti e sostenibili
Gli esperti individuano tre leve principali per migliorare l’efficienza economica e ambientale della logistica inversa:
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Tempo di restituzione – Limitare i giorni disponibili per effettuare il reso aiuta a gestire meglio le scorte e ridurre gli invenduti.
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Costo del reso – Introdurre un piccolo contributo economico disincentiva le restituzioni non necessarie e responsabilizza il consumatore.
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Modalità di consegna – Permettere la riconsegna in negozio o nei punti di ritiro riduce il numero di viaggi e quindi le emissioni.
Un modello ibrido, ad esempio, prevede che il cliente possa restituire gratuitamente l’articolo in negozio entro un breve periodo. È una formula vantaggiosa per i retailer che dispongono di una rete fisica capillare, perché consente di tagliare i costi di trasporto e unificare le scorte.
Al contrario, dove i negozi non sono presenti, la restituzione tramite punti di raccolta con piccolo contributo economico si rivela il sistema più sostenibile e razionale, sia per le aziende sia per l’ambiente.
La responsabilità condivisa lungo la filiera
Per Creazza, la sostenibilità dei resi passa da una responsabilità condivisa:
«I merchant dovrebbero incentivare i clienti a utilizzare modalità di restituzione consolidate, come i punti di ritiro di quartiere, dove i corrieri possono raccogliere più pacchi contemporaneamente. In questo modo si può ridurre fino al 25% il consumo di CO₂».
Anche i corrieri e gli operatori logistici devono evolversi, creando reti integrate e ottimizzando i flussi di trasporto tra canali online e offline. L’obiettivo è una logistica omnicanale, dove i resi e-commerce vengano gestiti insieme a quelli tradizionali per massimizzare l’efficienza.
Tecnologia e consapevolezza: il futuro dei resi online
La digitalizzazione può diventare un potente alleato nella riduzione dei resi. L’uso di chatbot e intelligenza artificiale aiuta i consumatori a scegliere taglie e prodotti con maggiore precisione, limitando gli errori d’acquisto.
Parallelamente, la comunicazione aziendale gioca un ruolo strategico: educare i clienti a comportamenti d’acquisto più consapevoli e proporre politiche di reso personalizzate in base al livello di fidelizzazione può trasformare un costo in un vantaggio competitivo.
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