di Velia Iacovino

Figura schiva, è stato tra le menti più lucide del riformismo economico del secondo Novecento. Credeva nella responsabilità civile come fondamento di ogni politica fiscale, e ripeteva spesso: «Se tutti pagano le tasse, le tasse si riducono»

 

È stato il ministro che ha trasformato un gesto quotidiano — chiedere la ricevuta fiscale — in un simbolo di civiltà economica. Ma anche il riformatore dell’Eni, il docente che per oltre mezzo secolo ha formato intere generazioni di economisti, e l’intellettuale socialista che ha attraversato la storia della finanza pubblica italiana con discrezione e rigore. Franco Reviglio è morto a Torino all’età di 90 anni.

Figura schiva, è stato tra le menti più lucide del riformismo economico del secondo Novecento. Credeva nella responsabilità civile come fondamento di ogni politica fiscale, e ripeteva spesso: «Se tutti pagano le tasse, le tasse si riducono». Una frase che sintetizzava la sua idea di giustizia economica più di mille discorsi.Negli anni Ottanta, quando affrontò da ministro delle Finanze il tema dell’evasione, riuscì a rendere la fiscalità una questione etica oltre che amministrativa. Da allora è ricordato come il “padre dello scontrino”, colui che tentò di costruire un rapporto nuovo e più trasparente tra cittadini e Stato.

Nato a Torino il 3 febbraio 1935, discendente dei conti di Lezzuolo e della Veneria, Reviglio si formò in un ambiente dove il senso civico e l’amore per la conoscenza erano parte della quotidianità. Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino, intraprese la carriera accademica: assistente volontario dal 1964, professore ordinario di Scienza delle finanze dal 1968. Rimase legato a quella cattedra fino ai primi anni Duemila, diventando un punto di riferimento per studenti e colleghi.

Autore di opere fondamentali per lo studio della finanza pubblica – tra cui La finanza della sicurezza sociale (Utet, 1969) e La spesa pubblica. Conoscerla e riformarla (Marsilio, 2007) – Reviglio ha contribuito in modo decisivo a definire una visione moderna e riformista dell’economia italiana.La sua eredità resta quella di un uomo delle istituzioni capace di coniugare etica e contabilità, idealismo e concretezza. Un economista che ha insegnato agli italiani che dietro ogni scontrino non c’è solo un numero, ma un gesto di fiducia verso la collettività

 

 

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